di Maria Alessia Glielmi
The Wixárika artists of the Sierra Madre Occidental in Mexico share a worldview that sees our world as a unified, interconnected whole—a kind of proto-ecological and philosophical thought that precedes and anticipates today’s holistic ecological sensitivity, now embraced by scholars across various disciplines —. They are Nepantla: simultaneous translators of two cultural worlds, as well as powerful agents of cultural dissemination and resistance, and at the same time, vehicles of intercultural and hybrid communication. They creatively engage with traditional elements and act as carriers of Indigenous cultural, political, and social demands, while also serving as cultural mediators capable of building networks through new languages—so that more and more people may draw closer to an ancestral knowledge that resonates in harmony with creation.
La portata vera della crescita delle culture transnazionali, si potrebbe dire, non risiede tanto nella nuova esperienza culturale che di per sé queste possono offrire – spesso limitata sia come ampiezza che come profondità – quanto nella possibilità di mediazione: esse cioè forniscono punti di accesso verso altre culture territoriali.
Ulf Hannerz
Occorre, senza dubbio, sostenere l’idea secondo la quale l’essenza intima di ogni cultura si esprime nelle altre culture, […] occorre basarsi sul postulato dell’apertura all’altro di ogni cultura e dunque su quello di un’interculturalità o di un’universalità potenziale di ciascuna di esse”.
Jean-Loup Amselle
“Somos todos seres humanos” – parte della natura, parte del cosmo –, è un’enunciazione molto ricorrente fra i wixárika2 messicani e racchiude in sé una cosmovisione3 che vede il nostro mondo come un tutt’uno, unito e collegato – in una sorta di proto-pensiero ecologico e filosofico precursore e antenato dell’attuale sensibilità ecologica olistica, condivisa da studiosi appartenenti a differenti discipline –. La matrice di questo approccio unitario e interconnesso è data dallo sciamanesimo wixárika secondo cui gli esseri umani, gli animali, le piante, le montagne, i fiumi, i laghi, gli alberi, la terra hanno pari dignità e diritti, ma anche pari sensibilità e sentimenti. Ed è proprio per mantenere tutto il creato in equilibrio che i wixárika se ne prendono cura costantemente adempiendo a numerosi obblighi rituali, all’interno di un ricchissimo calendario rituale annuale che li vede percorrere un ampio territorio organizzato in una geografia sacra che definisce e dà loro coscienza del posto che occupano nell’universo. Chiunque sia giunto in una delle cinque comunità wixárika, nel cuore della Sierra Madre Occidentale messicana – denominata Sierra huichola4 -, ha potuto esperire, oltre all’incredibile bellezza dell’ambiente naturale, la sorprendente capacità dei huichol, considerati uno dei gruppi nativi messicani che più ha mantenuto e difeso le proprie tradizioni ancestrali, di accogliere il “diverso”, l’“altro”, di rielaborarlo e declinarlo all’interno di un complesso universo di significati – spaziali e mitici -, in parte rielaborati e restituiti al mondo sotto forme artistiche.
L’arte wixárika, infatti, è frutto di una lenta trasformazione in forma artistica di un utilizzo ad esclusivi fini religiosi: le tavole – oggi conosciute come dipinti d’estambre –, (decorate con fibre naturali o sintetiche) e le ciotole votive (decorate con perline di vetro), infatti, erano (e, in parte, sono ancora) richieste visuali, dedicate ad una o più divinità – antepasados –, con un carico semantico sacro. Nell’attualità le opere d’arte, che raccontano la storia sacra – antica e moderna – o illustrano parte della geografia simbolica, continuano a essere realizzate con le tecniche vernacole, ma vengono comunemente pubblicizzate e commercializzate utilizzando, accanto ai consueti canali utilizzati dal mercato dell’arte, anche le più moderne tecnologie e i gruppi social. Possiamo senz’altro definire gli artisti wixárika moderni come nepantla: sono traduttori simultanei di due mondi culturali, ma anche potenti mezzi di divulgazione e di rivendicazione culturale e, insieme, mezzi loro stessi di comunicazione interculturale e meticcia. Maneggiano creativamente gli elementi tradizionali e si fanno portatori delle istanze culturali, politiche e sociali native, ma sono anche mediatori culturali in grado di creare reti, con linguaggi nuovi, affinché sempre più persone si avvicinino ad un sapere ancestrale che vibra all’unisono con il creato5. Parafrasando Schneider6 nella loro qualità di artisti nativi rappresentano un’”interfaccia” del ruolo degli artisti nel processo di globalizzazione e nei contatti interculturali e può essere considerata come un punto nodale del sistema globale che fornisce “un’entrata nelle altre culture”7.


Note
1. Nepantla significa “estar en medio” – stare nel mezzo -, così come riportato dal domenicano Diego Durán nella sua Historia de las Indias de Nueva España e Islas de Tierra Firme, 2 vols, Ciudad de México 1967, II, p.3.
2. Wixárika è la denominazione in lingua locale del corrispettivo spagnolo Huichol.
3. A proposito della cosmovisione si vedano, fra gli altri: A. López Austin, La cosmovisión mesoamericana, in S. Lombardo e E. Nalda (coord.), Temas mesoamericanos, INAH, México 1996, p. 472; M. Carmagnani, El regreso de los dioses. El proceso de reconstitución de la identidad étnica en Oaxaca. Siglos XVII y XVII, Fondo de Cultura Economica, México 1988.
4. I huicholes vivono in piccoli ranchos ad unità familiare facenti capo a cinque Comunità principali – San Andrés Cohamiata (Tateikie), Santa Catarina Cuexcomatitlán (Tuapurie), San Sebastián Teponahuaxtlán (Wautia), San Miguel Huaistita (Tsikwaita), Guadalupe Ocotán (Xatsitsarie), Tuxpan de Bolaños (Tutsipa) – su un territorio di circa 4.100 chilometri quadrati ai confini tra gli stati di Jalisco, Nayarit, Durango e Zacatecas. La porzione di Sierra Madre Occidentale occupata da loro è comunemente chiamata Sierra Huichola.
5. E. Kohn, 2021.
6. A. Schneider, 2011, p. 14.
7. U. Hannerz, 1996, pp. 39-42.
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