This anthology and the online magazine (www.resistenzemag.com) gather texts and images around the theme Save the World – Connecting Cultures. Networks, Knowledge, and Practices for Possible Worlds, in connection with Expo 2025 Osaka and the ARWE (Art Research World Expo) 2026 organized by the Accademia Albertina. In a time of global uncertainty marked by environmental crises, social inequality, and political instability, new grassroots initiatives are emerging that promote solidarity, sustainability, and intercultural dialogue. Art, too, is rethinking its role—moving beyond market-driven systems toward relational, public, and participatory practices driven by ethical and social engagement. The project R-esistenze. Culture etiche ed artistiche differenti, launched by the Accademia Albertina di Belle Arti di Torino and now in its fifth year, brings together scholars, artists, and students to explore urgent global issues such as peace, human rights, ecology, and the ethical use of technology. While art and culture cannot resolve today’s complex crises alone, they can foster awareness, creativity, and collaboration, offering essential contributions to a constructive transformation of our fragile world and inspiring a renewed sense of shared responsibility.
Il presente volume antologico e la rivista on line (www.resistenzemag.com) presentano una raccolta di contributi – testi e immagini – sul tema Save the World – Connecting Cultures. Reti saperi pratiche per mondi possibili, in collegamento con il concept dell’ Expo di Osaka 2025 e l’evento ARWE (Art Research World Expo) 2026 organizzato dall’Accademia Albertina. In un momento storico particolarmente complicato e pericoloso della recente storia dell’umanità, dove i vertici della società appaiono spesso inadeguati ad affrontare i gravi problemi e gli incalzanti cambiamenti con saggezza e lungimiranza, dal basso si sperimentano forme nuove e molto promettenti di socializzazione e sostenibilità, l’incremento del volontariato solidale e della sensibilità ambientalista, l’uso delle tecnologie per creare reti internazionali con una progettualità sociale e culturale divergente, uno scambio molto stimolante tra ricerche scientifiche, artistiche e filosofiche, esperienze di comunità con la condivisione di servizi e spazi abitativi, il recupero da parte dei giovani di mestieri, tradizioni e zone abbandonate del territorio, il dibattito e la sperimetazione di nuove forme di sociocrazia, che cercano di superare la crisi delle democrazie rappresentative fondate sulla delega attraverso una partecipazione diretta alla gestione dei beni comuni, etc … In questo scenario variegato, complesso e contraddittorio, anche l’arte sta trasformando il suo ruolo e le sue modalità operative, mentre il sistema dell’arte organizzato dal mercato dell’arte attira investimenti, ma si chiude in una dimesione elitaria e spesso legata più a strategie di marketing e comunicazione che a effettivi parametri di merito e originalità, emerge con sempre maggiore forza una progettualità di arte relazionale, pubblica e partecipata, connottata da una motivazione e da un impegno di carattere etico, sociale e politico. Una tendenza vitale di creatività diffusa che apre nuove strade e nuovi orizzonti al di fuori del sistema tradizionale delle arti. Ed è in questa prospettiva che si colloca il progetto R-esistenze.Culture etiche ed artistiche differenti, nato nell’ambito dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e giunto ora al suo quinto anno di vita (Menzogna/Libertà 2021; Voce/Silenzio 2022; Centro/Periferia 2023; Artificiale/Naturale 2024; Save the World-Connecting Cultures 2025-26), con il prezioso contributo teorico e creativo di studiosi e studenti, docenti accademici e universitari, artisti noti ed emergenti, sui temi sensibili e urgenti della pace, dei diritti, dell’ambiente, dell’uso etico delle tecnologie e delle buone pratiche che generano reti, connessioni, comunità. È più che mai importante trovare nuove risposte, in forma di idee, sperimentazioni pratiche, riflessioni e visioni illuminanti, impegni solidali per promuovere consapevolezza e confronto pacifico, per segnalare un possibile cambiamento di rotta, per arrivare a trasformare il nostro mondo fragile e malato in una prospettiva costruttiva anziché distruttiva.
Cambiamenti climatici e catastrofi ambientali si intrecciano con conflitti che coinvolgono tragicamente la popolazione civile e tendono ad estendersi ed aggravarsi. Non avremmo mai pensato di ritrovarci ai limiti di una nuova guerra in Europa a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, e di fronte a un terrorismo diffuso o allo sterminio e alla deportazione della popolazione palestinese di Gaza. Oltre a dittature fortemente oppressive, ci sono anche derive autoritarie nelle democrazie che minacciano i diritti e le libertà dei cittadini, con una manipolazione dei media per interessi commerciali, sorveglianza e propaganda politiche. I modelli della globalizzazione in atto non riescono a integrare un necessario cambiamento di paradigma come invece è suggerito dalle teorie dei sistemi e della complessità, che uniscono esplorazione scientifica e filosofica dei principi fondamentali della vita e della sua capacità rigenerativa, con illuminanti scoperte sull’intelligenza vegetale e animale, da sempre trascurata dall’arroganza antropocentrica e specista. Pare che molti governi mondiali, sia pure con orientamenti ideologici diversi, siano più interessati ai profitti economici delle caste che rappresentano piuttosto che al benessere delle persone e alla salvaguardia dell’ambiente. Anche l’incessante innovazione tecnologica che trasforma rapidamente comportamenti, attività e relazioni sociali, è pilotata soprattutto da esigenze commerciali e militari piuttosto che da modelli culturali e morali, le straordinarie potenzialità che essa offre sono spesso offuscate da inquietanti interrogativi sulle sue applicazioni. L’esempio più attuale e lampante è il dibattito sull’Intelligenza Artificiale generativa (vedi il volume precedente di R-esistenze, dedicato proprio al tema Artificiale/Naturale) che apre nuovi orizzonti di una possibile collaborazione operativa e creativa tra uomo e macchina, con un’inedita capacità di autoapprendimento da parte di quest’ultima. Una tecnologia sempre più potente e autonoma che richiederebbe una consapevolezza altrettanto evoluta e responsabile dei suoi artefici e utenti umani. L’arte, l’educazione e la cultura non possono ovviamente da sole risolvere questi giganteschi problemi, ma possono e devono dare il loro essenziale contributo a un progetto di ri-evoluzione.
(a.b.)
