Fusione culturale e rimessa sociale attraverso l’arte
di Abdel Karim Ougri
Above you, above me is an installation of two smartphones projecting recorded video calls and documents on transnational money transfers. The work explores how technology mediates long-distance relationships, focusing on cultural fusion, the encounter between different traditions, and social remittance, the exchange of symbolic and emotional resources within migration. Through video conversations with family members in Casablanca, the artist reflects on distance, language, and belonging, using the sunset as a shared yet divided landscape between Pesaro and Casablanca. Money transfer receipts accompany these images, turning economic exchange into a metaphor for affective and cultural flow. Technology becomes a catalyst for new forms of identity and connection across borders.
L’opera si intitola Above you, above me ed è un’installazione composta da due elementi principali: due smartphone che proiettano videochiamate registrate e documenti relativi a trasferimenti di denaro in modalità transnazionale.
Above you, above me esplora il ruolo della tecnologia nella mediazione delle relazioni a distanza, ponendo al centro la videochiamata come linguaggio e medium nomade per eccellenza della contemporaneità.
L’indagine si concentra su due fenomeni:
– la fusione culturale, ovvero il processo che si verifica quando gruppi con origini e tradizioni diverse entrano in contatto prolungato e sviluppano nuove pratiche condivise;
– la rimessa sociale, intesa come insieme di risorse non solo economiche ma anche culturali e simboliche, che i migranti trasferiscono alle comunità di origine.
Above you, above me documenta alcune conversazioni che ho avuto con familiari residenti a Casablanca: in particolare con mio fratello, che non ho mai conosciuto di persona, e con mio padre, che non vedevo dall’infanzia. Le conversazioni si svolgevano in idiomi diversi – italiano, inglese e arabo – costringendoci a una continua negoziazione di gesti, immagini e frammenti linguistici.
Al centro del dialogo c’è il paesaggio: il tramonto, rispettivamente a Pesaro e a Casablanca. Questo elemento naturale diventa terreno di scambio all’interno di una fusione culturale incompiuta: mio fratello, nato e cresciuto a Casablanca, non ha mai potuto vedere il tramonto di Pesaro, così come io non ho mai potuto vedere quello di Casablanca. Lo scambio dei paesaggi, apparentemente semplice, rivela un limite e al tempo stesso una possibilità: l’impossibilità di condividere pienamente la stessa esperienza diventa occasione per costruirne una nuova, mediata e inedita. La natura, in questo contesto, si configura come una forma di rimessa sociale: ciò che non può circolare come presenza fisica si traduce in immagini e affetti che viaggiano attraverso la tecnologia. Il paesaggio condiviso in videochiamata non è soltanto un frammento di realtà, ma si trasforma in esperienza inter-mediale, in un ponte che tiene insieme lingue diverse, memorie mancanti e desideri di riconoscimento reciproco.
Questa trasformazione implica un ampliamento del concetto di appartenenza: il paesaggio, da sfondo geografico e culturale, diventa risorsa simbolica capace di ridefinire i legami familiari e di immaginare nuove forme di comunità. Non si tratta più solo di guardare un tramonto, ma di abitare insieme, anche se a distanza, un tempo e uno spazio condivisi.
Il risultato di queste conversazioni è formalizzato nell’opera attraverso due smartphone collocati uno accanto all’altro, al centro della parete. Sullo schermo di sinistra è visibile il tramonto di Pesaro, da me condiviso con i miei parenti in Marocco; su quello di destra, il tramonto di Casablanca. Accanto, ricevute di trasferimenti di denaro verso Paesi del Sud del mondo si trasformano in testimonianze tangibili di uno scambio che va oltre il valore monetario. Anche questi flussi economici generano nuovi canali di comunicazione e incidono sulla percezione del mondo, diventando fattori culturali.
L’organicità della natura – sia nel tramonto sia nei motivi grafici prodotti dalle ricevute – diventa metafora e forma delle rimesse sociali: flussi che modificano la percezione del mondo e rendono tangibili nuovi legami e nuove pratiche tra migrazione e scambio economico, tra natura e cultura. Un processo dinamico che mira a generare nuove forme di appartenenza.
In questo contesto, la tecnologia, lungi dall’essere neutrale, si configura come catalizzatore di linguaggi e relazioni emergenti, ridefinendo l’identità in situazioni transnazionali.
Above you, above me si propone così come specchio delle trasformazioni del mondo attuale, interrogando i modi in cui natura, affetti e mobilità si intrecciano in nuove pratiche e forme di esistenza condivisa.

Abdel Karim Ougri, Above you, above me, installazione, 2024

Abdel Karim Ougri, Above you, above me, installazione, 2024

Abdel Karim Ougri, Above you, above me, installazione, 2024

