Salvare il mondo in accordo con i principi sistemici della vita

Una nota a margine del libro di Fritjof Capra 

di Andrea Balzola 

The global emergencies of our time, armed conflicts, mass migrations, climate and environmental crises, pandemics, and growing inequalities, are interconnected phenomena that require a systemic rather than fragmented response. Inspired by Fritjof Capra’s theory of living systems, this vision recognizes four interdependent dimensions, biological, cognitive, social, and ecological, and four guiding principles: life is organized in networks, regenerative, creative, and intelligent. Systems thinking, developed through the sciences of complexity, invites a holistic understanding of the world as a dynamic web of relationships. In contrast to the exploitative and homogenizing logic of globalization, it calls for moderation, respect for local specificities, and regenerative cooperation. Ignoring these principles has led to the ecological collapse long predicted by science. As Capra and David Korten remind us, humanity faces a crucial choice: to prosper by serving life, or to perish in the pursuit of profit.

Le emergenze attuali – conflitti diffusi, emigrazioni di massa, crisi climatiche e ambientali, pandemie e carestie, disparità economiche e sociali – sono fenomeni tra loro connessi e interdipendenti, che non possono essere affrontati singolarmente così come non possono trovare rimedi isolati. Costituiscono un problema sistemico che richiede una visione d’insieme e un modello di pensiero divergente da quelli attualmente dominanti, i quali hanno dimostrato una grave incapacità intellettuale, culturale, etica e operativa di cambiare prospettiva, condizione indispensabile per “salvare il mondo” da un costante e inesorabile degrado, a tutti i livelli. Allo stesso modo in cui una concezione olistica si sviluppa nell’ambito della cura del corpo, connettendo ambiti differenti ma complementari, come l’alimentazione, l’esercizio fisico, la ricerca di contesti ecologicamente sani, trattamenti medici adeguati e un equilibrato approccio psico-somatico alle patologie, anche nel macrosistema in cui viviamo risulta necessaria una nuova visione sistemica. Il fisico austriaco Fritjof Capra, uno dei più illustri teorici contemporanei dei sistemi, universalmente noto per il volume Il Tao della fisica (1975, trad.it. Adelphi 1982), ha elaborato da tempo, insieme ad altri scienziati e filosofi, un cambiamento di paradigmi, sintetizzando il suo pensiero in una ricerca che comprende quattro dimensioni interdipendenti: biologica, cognitiva, sociale ed ecologica (cfr. F. Capra e P.L. Luisi, Vita e Natura, Aboca 2014). Nel libretto I principi sistemici della vita, di cui l’editore italiano ci ha gentilmente concesso la pubblicazione del capitolo conclusivo, Capra spiega con limpida chiarezza quattro principi fondamentali, che sono alla base di un’interpretazione del mondo come “rete di combinazioni inseparabili di relazioni”: 1. la vita si organizza in reti; 2. la vita è intrinsecamente rigenerativa; 3. la vita è intrinsecamente creativa; 4. la vita è intrinsecamente intelligente.  Il pensiero sistemico, che sorge negli anni Venti del Novecento dall’intreccio interdisciplinare di studi biologici, psicologici ed ecologici, si sviluppa nella seconda metà del secolo con l’emersione delle teorie della complessità (teoria del caos e delle catastrofi, fisica quantistica e geometria frattale), che impiegano una nuova generazione di computer iper-performanti per analizzare matematicamente la straordinaria complessità dei sistemi viventi. Il pensiero sistemico avanzato (dagli anni Ottanta) comprende anche l’analisi dei fenomeni non lineari, per arrivare a individuare dei principi di organizzazione comuni a tutti gli esseri viventi (dai microscopici batteri alle reti miceliche e vegetali, fino al mondo animale e umano). Principi che possono essere applicati anche ai sistemi sociali e agli ecosistemi. Questo cambiamento radicale di paradigmi risponde a problemi e patologie globali, con un’analisi molto precisa e approfondita di quelli che possiamo definire i “valori vitali”. Qui l’idea di essenzialità si  oppone all’idea di globalità, la complessità implica infatti il riconoscimento delle specificità e delle differenze, all’interno di un sistema di relazioni. Le politiche dominanti dei governi, gestite dal liberismo neocapitalista o dai regimi totalitari, entrano in conflitto ormai più per interessi economici che per differenze ideologiche. In un mondo dove c’è un incessante incremento demografico e un dispendio enorme di risorse dovuto a un modello di società iperconsumiste, i conflitti nascono soprattutto per la spartizione delle risorse naturali, energetiche, minerarie (le cosiddette “terre rare”), alimentari e idriche. Quando non sono più sufficienti vanno “reperite” altrove, con scambi commerciali e/o con la forza. Così si afferma un modello di sviluppo univoco che tende alla globalizzazione economica, al controllo orwelliano dell’informazione e all’omologazione culturale. E qui però emerge un paradosso sistemico su cui non si riflette ancora abbastanza: il modello della globalizzazione (e del “pensiero unico” che gli corrisponde) è sostenuto da strategie che sono in realtà molto vincolate, anzi bloccate in un intreccio e in un conflitto, sempre più gravoso per gli esseri viventi, umani e non, di interessi particolari, settoriali, limitati nel tempo e nello spazio. Al contrario di questa logica predatoria, che minaccia o rompe continuamente gli equilibri dei sistemi naturali e sociali, dovrebbe esserci un intento comune a ridurre gli sprechi e i consumi, con i loro relativi danni ambientali, valorizzando la specificità territoriale delle risorse umane, culturali e naturali all’interno di una rete rigenerativa di scambi pacifici. 

Tutti i circonstanziati e precoci avvertimenti sui gravissimi rischi ecologici di uno sviluppo irresponsabile lanciati dal mondo scientifico alla politica internazionale, fin dagli anni Settanta del Novecento, sono stati ignorati e si stanno purtroppo puntualmente verificando nei disastri dei cambiamenti climatici, è indispensabile rimettersi in ascolto della Natura e dei suoi principi sistemici. Il mondo delle discipline umanistiche e delle arti ha da decenni segnalato derive apocalittiche ma ha anche prospettato possibili orizzonti alternativi, come ricorda Capra alla fine del suo testo, citando lo scrittore attivista David Korten: “Prospereremo alla ricerca della vita, oppure periremo nella ricerca del denaro: la scelta sta a noi.” 

Bibliografia

F. Capra, Il Tao della fisica [1975], Adelphi, Milano 1982. 
F. Capra, P. L. Luisi, Vita e Natura. Una visione sistemica, Aboca, Sansepolcro 2014.

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