Tuxedo. Lo smartphone non è un babysitter

Soggetto per uno spot etico

di Matteo Moi

Dear parents, no device will ever replace an educator. The digital era has created the illusion that a smartphone is enough to keep your child under control, but it isn’t. It’s quite the opposite, and it can turn into a disaster. With dark humor, cartoon tones, and an atmosphere inspired by classic Hollywood noir, the spot aims to expose the all-too-common cases of parental negligence. Little Pierrot is left home alone by his parents, with just one warning: to switch off the phone before midnight. Left at the mercy of the romantic advice of a dubious influencer, the child tries to prepare a drink called the Tuxedo. In his excitement, he believes the drink is inside the detergent bottle of the same name, and he drinks it. A grotesque and unhappy ending, but an effective way for all the parents to learn the slogan’s lesson.

Un bambino di circa 6 anni è seduto nel suo soggiorno, davanti alla televisione spenta; sta scrollando dei video sul telefono. I genitori del piccolo, quella sera hanno una cena fuori casa. Salutano il figlioletto e si raccomandano, ma tutto sommato sono tranquilli: il loro bambino è incollato e protetto dallo smartphone. I genitori escono e un video in particolare cattura l’attenzione del piccolo: è un giovane influencer che spiega tutti i passaggi per realizzare l’”appuntamento perfetto” con la propria fiamma. I suoi consigli si concentrano sulla preparazione di un cocktail, il tuxedo. Forse per spirito di emulazione, forse catturato dal fascino del tutorial, il bambino si mette all’opera: inizia a preparare, in modo quasi fiabesco, la tavola e le vivande per il suo orsetto di peluche, Pennello. Quando è il momento del drink, il bambino, ingannato dall’omonimia, prende il flacone di detersivo marca Tuxedo. Una volta versato nei calici, il piccolo siede a tavola, di fronte a Pennello. Risuonano i rintocchi di un brindisi, il bambino beve l’intruglio, e cade di faccia sul tavolo.

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