Due esperimenti di arte partecipata negli anni Settanta: tra emergenza ambientale e sensibilizzazione sociale
di Alessandro Botta
This article examines the art projects of the Operativo Ti.zero collective in Italy during the 1970s. The group deliberately moved artistic practice beyond conventional exhibition spaces to foster direct public engagement through creative and educational activities. Their interventions, often located in peripheral towns, addressed pressing social, environmental, and labour concerns. Notable projects include Fuoco e schiuma (1970), which raised awareness of river pollution through interactive workshops, and Il gioco dell’I.P.C.A. (1975), a game-based public intervention exploring ecological and workplace issues. Ti.zero’s approach combined artistic experimentation with civic engagement, emphasising collective participation and critical reflection. The collective’s work exemplifies the emergence of socially and environmentally conscious art in Italy during this transformative decade.
La convergenza storiografica per lungo tempo invalsa, che ha visto concentrare l’attenzione degli studi su forme di ricerca artistica perlopiù orientate verso spazi e realtà espositive convenzionali, ha trovato negli ultimi dieci anni un crescente interesse nei confronti di esperienze partecipate e geograficamente diffuse, attestatesi in Italia a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta.
L’esigenza sempre più dirompente di aprire, appunto, in quegli intensi anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, i termini della discussione e dell’intervento artistico al di fuori degli spazi normalmente deputati (gallerie, musei e rassegne ufficiali), nasceva fondamentalmente dalla volontà degli artisti di ristabilire un dialogo orizzontale e ampio con il pubblico, offrendosi come strumento conoscitivo libero e aperto, non privo di risvolti sociali. Si tratta di iniziative che si concentrano soprattutto in aree periferiche del territorio italiano, lontane dai centri tradizionalmente deputati alla promozione e alla diffusione della cultura, che prevedono il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico, attraverso interventi artistici di carattere urbano. Una tendenza che, soprattutto a partire dal 1968, assume nei contenuti una valenza talvolta polemica e di sensibilizzazione collettiva, riflettendo la condizione e il dibattito politico in atto. La disillusione ormai sopraggiunta — quella di un boom economico e di un “miracolo italiano” perlopiù esaurito — si trovava a dover fare i conti con le problematiche connesse alle dinamiche produttive e ai contesti lavorativi, così come con le ricadute ambientali, stimolando una crescente attenzione verso tematiche anche di carattere ecologico. Nel quadro di queste esperienze, la scena piemontese presenta realtà che vanno ben oltre la consueta – e per fortuna ormai superata – polarizzazione sul binomio Torino/Arte povera, attraverso manifestazioni e ricerche di gruppo che privilegiano (senza per questo escluderla) l’azione collettiva su quella individuale.


Formatosi nel 1968 a Torino, e inizialmente operante sotto il nome di Sigla Torino Zero, l’Operativo Ti.zero nasce sotto la spinta di Giorgio Nelva, Rinaldo Nuzzolese e Mario Torchio, ampliando successivamente le sue fila con l’arrivo di Mario Bonello, Leonardo Gribaudo, Claudio Rotta Loria e Clotilde Vitrotto a partire dal 1969. La vocazione del gruppo, che opera prevalentemente nel campo dell’arte programmata e orienta la propria ricerca verso il coinvolgimento pubblico con finalità formative e pedagogiche, si rivela fin da subito sensibile alle proposte di azione e intervento urbano. Già nel 1968, il gruppo, per invito del Centro Operativo Sincron di Brescia, partecipa all’intervento “Un paese + l’avanguardia artistica” ad Anfo, riconfermando la sua presenza l’anno successivo a Pejo, in Trentino, in occasione della rassegna “11 giorni di arte collettiva”. Ciò che appare significativo in questa sede è determinato soprattutto dalla presenza di Ti.zero all’happening “Fuoco e schiuma”, svoltosi nella cittadina di Sant’Angelo Lodigiano tra il 18 e il 20 settembre del 1970. La propensione ambientalista dell’iniziativa, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle gravi condizioni d’inquinamento del vicino fiume Lambro, trova un’esplicita evocazione nell’immagine di locandina, progettata da Bruno Munari e Martino Gerevini e impostata secondo i termini della sequenza filmica, che prefigura il ferale destino della celebre coppia millettiana di contadini (L’Angélus del 1857-59), avvelenata dall’acqua inquinata.
L’intervento di Ti.zero per “Fuoco e schiuma” si muove attraverso più direttrici, che vanno dalla proiezione di film, che documentano le precedenti azioni di Anfo e Pejo e le attività più strettamente pedagogiche, sviluppate di concerto con gli operatori e gli insegnanti del “Movimento di Cooperazione Educativa”, sino a veri e propri esperimenti di arte partecipata, che prevedono il coinvolgimento diretto del pubblico cittadino. In particolare, nella giornata conclusiva di “Fuoco e schiuma”, culminata con un banchetto di prodotti alimentari corrotti e contaminati allestito nel cortile del Castello Visconteo, l’Operativo Ti.zero predisponeva nell’occasione la “Bancarella di comunicazione grafico-pittorica”, invitando i ragazzi del paese ad intervenire su manifesti e striscioni con pensieri di natura ecologica. Un intervento che ampliava la partecipazione anche ai più giovani e ai bambini, attraverso la realizzazione della Barca del diluvio: una costruzione a forma di imbarcazione, assemblata con materiali “poveri” – rami, fogli di giornale e cartone – che univa la dimensione ludica e creativa del fare a una riflessione più profonda sui temi ambientali, suggeriti, del resto, dai chiari riferimenti apocalittici evocati nel titolo. L’attività di Ti.zero, intensa e significativa lungo tutto il decennio, troverà un ulteriore momento di sensibilizzazione su questi temi attraverso l’intervento collettivo intitolato Il gioco dell’I.P.C.A. (Ipotesi Professionale Costruttiva Aperta) la cui ideazione, già in nuce nel 1971, trova la sua piena attuazione in occasione dell’happening “Oltre la piazza, per la città”, svoltosi il 15 agosto 1975 a Savigliano, in provincia di Cuneo. Più strutturato rispetto al precedente, Il gioco dell’I.P.C.A. rappresentava una proposta partecipativa volta a coniugare la riflessione ecologica con l’analisi delle condizioni lavorative soprattutto nel contesto operaio. Attraverso una dimensione collettiva, l’intervento, strutturato in più fasi, si proponeva come strumento di coinvolgimento attivo, capace di stimolare consapevolezza critica sui rapporti tra ambiente, produzione e lavoro. La natura segnatamente ludica del progetto – che, già nel titolo, evocava il popolare Gioco dell’oca, ripreso in termini di sperimentazione letteraria da Edoardo Sanguineti nel 1967 e nel suo svolgimento visivo da Gianfranco Baruchello – si scontrava con una realtà ben diversa. “I.P.C.A.” era infatti il nome di un’industria di vernici con sede a Cirié, in provincia di Torino, tristemente nota alla cronaca per l’elevato numero di casi cancro alla vescica riscontrati tra gli operai. Partendo da un’indagine conoscitiva sulle condizioni dell’ambiente di lavoro, condotta sotto forma di questionario rivolto alla popolazione presente, l’intervento trovava piena attuazione nella sua dimensione ludica e popolare di gioco a turni, trasformando lo spazio pubblico della piazza in campo di partecipazione e riflessione comune. Venticinque caselle, disegnate con gessetti e colori a tempera sull’asfalto, costituivano il percorso del “gioco”. L’immediatezza perentoria dei pittogrammi escludeva ogni fraintendimento e spingeva i giocatori, dopo il lancio dei dadi, a misurarsi con questioni urgenti o con ipotetici scenari paradossali, popolati da veleni, ecosistemi compromessi e situazioni lavorative estreme.
Una ricostruzione esemplare di queste esperienze in Perlo 2010. Sull’attività dell’Operativo Ti.zero rimane fondamentale il catalogo Comune di Verbania 1994.

Bibliografia
A. Acocella, Avanguardia diffusa. Luoghi di sperimentazione artistica in Italia 1967-1970, Quodlibet, Macerata 2016.
C. Casero, E. Di Raddo, F. Gallo (a cura di), Arte fuori dall’arte. Incontri e scambi fra arti visive e società negli anni Settanta,
postmedia books, Milano 2017.
S. Catenacci, Progetto e mediazione. Esperienze in Italia tra arte, architettura e progettazione culturale (1968-1976), Mimesis,
Milano-Udine 2025.
Comune di Verbania, Dagli anni del Ti.zero ad oggi, catalogo della mostra (Verbania, Sala della Resistenza, 22 ottobre – 12 novembre 1994), Regione Piemonte, Torino 1994.
L. Perlo, Sperimentare al plurale. Le esperienze e le ricerche dei gruppi, in Torino sperimentale 1959-1969, a cura di L. M. Barbero,
Allemandi, Torino 2010, pp. 311-339.

