Amen – “è così”.

Un volo pindarico tra macro e micro universi.

di Ilaria Pezone

Da diversi anni mi occupo, tra le altre cose, di film documentari, o meglio, di prossimità, che come tema comune hanno la scoperta dell’altro attraverso un rapporto mediato dalla telecamera. Costante di questo sondare l’alterità è il disvelamento di un’impalcatura mentale per mezzo della quale ci si autorappresenta e presenta alla società. In particolare, in questo scritto, i riferimenti sono a Var-hami (2020); France – quasi un autoritratto (2017); Indagine su sei brani di vita rumorosa dispersi in un’estate afosa – raccolti e scomposti in cinque atti (2016); Masse nella geometria rivelata dello spazio-tempo (2012) e un inedito in fase di lavorazione, ancora senza titolo.

Sono un cercatore di verità. Cosa devo fare?
– Inizia a cercare le tue bugie.
Alejandro Jodorowsky

Sta mentendo o è davvero in ipnosi?”. È questa la domanda che pone e sottopone Davide, mentalista e ipnotista, protagonista del videoritratto Var-hami, presentato e menzionato all’ultima edizione del Working Title Film festival di Vicenza, davanti al ragazzo che ha ipnotizzato riuscendo perfino a fargli gustare inesistenti crépes.  Assistendo, camera a mano, a questa scena, ho creduto di trovarmi di fronte a un inganno abilmente architettato per persuadermi dei poteri del protagonista della mia indagine. Non ritengo possibile conoscere a fondo qualcuno o qualcosa, se non passandolo sotto al setaccio razionale di un’attenta griglia di osservazione e analisi. Quando parliamo di conoscenza, è alla Verità che inevitabilmente aneliamo: tutta la filosofia sorge sulla sua ricerca, interrogandosi su come interpretarla. Un’incessante messa a punto di svariati sistemi di pensiero atti a carpire la forma logica e causale del suo oggetto di studio: indicandola, tendendo ad essa, intendendola, quindi, attraverso la ragione, unico affidabile strumento di conoscenza e di analisi dell’esperienza. È così che si è via via ritenuto opportuno non arrischiarsi a parlare di una Verità, per natura inconoscibile, ma di vero, o meglio, delle tante verità a cui l’uomo può pervenire. Perché sia così urgente per l’animale uomo ricercare ricorsivamente l’inconoscibile è un’altra fondamentale domanda: Jung sostiene che qualche parte dell’uomo, del Sé, non sia soggetta alle leggi dello spazio-tempo e possa quindi percepire fenomeni acausali che fanno capo al principio di sincronicità. Potrebbe essere il punto di partenza per un’altra affascinante indagine che però ci accingiamo rapidamente ad abbandonare in questo discorso.

La filosofia è solita accogliere questioni che le varie branche della scienza non sono in grado di trattare; con l’avvento della relatività e della meccanica quantistica, la sovrapposizione tra fisica, astrofisica e filosofia si è resa sempre più evidente, rivoluzionando il nostro modo di percepire il vero, come nella teoria del Multiverso, formulando sofisticate teorie necessariamente carenti di quel rilievo sperimentale che è prova inconfutabile della validità scientifica di un assunto teorico. Le neuroscienze iniziano a fornire risposte incontrovertibili sulla relatività del vero: l’illusione è la nostra realtà. A quello che vediamo aggiungiamo ciò che il nostro cervello vuole farci credere; i nostri sensi sono capaci di una lettura limitata delle cose. La mente rifugge la realtà, mentendo, non guardandola con la dovuta attenzione, evadendone. Per “intendere” sembrerebbe essenziale un indirizzo virtuoso che guidi il nostro filtro. Altrimenti la menzogna e le sue derive complottiste si assurgono a verità autodistruttive. Il confine tra vero e falso è molto labile, specie nell’epoca del digitale, in cui il falso di un mondo parallelo convive pericolosamente con ciò che è reale, come nel caso del deep fake (e di analoghe manipolazioni algoritmiche: https://thispersondoesnotexist.com). 

Tornando alla domanda di Davide: non possiamo conoscere l’intento del personaggio, ma altresì affermare che quella è la costruzione del suo vero. Così come il film rivela la costruzione del vero del mentalista, esercizio della sua libertà di plasmare, attraverso un pensiero coerente, il proprio piacente personaggio, nella vita. La pratica del videoritratto vuole essere uno specchio in grado di riflettere luci e ombre del processo di delineazione del proprio avatar nel mondo. Così accade per ogni videoritratto: da quello dedicato a un gruppo di musicisti, a quello per un professore cinefilo e quello per una cartomante. Il mio sguardo su di loro non può dirsi neutrale, ma è chirurgico. Pare non risulti sempre facile osservarsi nel proprio vero.

1 – Trailer Var-hami

2 – Composizione fotografica vari film

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1 commento

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