Dal grido primordiale a una nuova coralità 

di Antonia Ricciardi 

The article aims to analyze the voice as a primordial cry that precedes speech, becoming pure sound, becoming phoné. It is conceived as an element capable of transcending cultural boundaries and acting as a unifying factor of the human experience. Particular attention is given to the context of mourning, where the fractured voice and the collective mourn acquire the value of authenticity, memory, and belonging. In this perspective, the phoné emerges as a living legacy. It is the very breath of humanity which, from the first cry to its contemporary echo, invites us to recognize ourselves as part of a common voice that shapes both present and future.

Prima ancora di diventare parola, l’essere umano era grido. Un suono primordiale che vibra, trema e rimbomba nei meandri della nostra interiorità. Esso si muove al di là dei confini comunicativi imposti dalla socialità, ponendosi come un verso in potenza. La phoné, un grido che attraversa il tempo, un suono ricco di carica espressiva che non vuole narrare ma semplicemente esistere in quanto presenza archetipale dell’individuo. Essa è un richiamo universale in grado di superare ogni barriera culturale plasmando lo spazio e sottolineando come l’umanità condivida la medesima origine sonora. Ogni entità costituisce quella che potremmo definire come l’immagine sonora unificatrice delle disarmonie. Il grido altro non è che una voce sul punto di divenire parola, è presenza ancor prima di essere supporto e canale di trasmissione. È pre-linguaggio che presenta la traccia di uno stato d’essere, grazie al quale emergono le forme della cultura umana come il mito e la musica. Lo potremmo definire, usando le parole di Carmelo Bene, come un dire senza dire, una voce che scardina il linguaggio per restituirci la sua forza originaria, dove il puro suono diventa manifestazione dell’essere secondo un pathos che frantuma ogni confine. Nonostante tale concezione sembra stonare con la rigida razionalità dell’uomo contemporaneo, in realtà la ricerca del primitivo dilaga, come un impulso di cui non si può fare a meno, in svariati contesti socio-culturali, tra i quali il lutto fa da principe. Esso è albergo di una crisi che conduce l’individuo alla manifestazione di un flusso sonoro che sfugge da ogni forma di codifica, trovando un legame con il proprio sentire interiore. La voce si frantuma per plasmare un gemito intimo e impenetrabile capace di rivelare l’essere umano nella sua assoluta autenticità. Un sentire che si apre alla collettività trasformando la perdita in memoria, la sofferenza in appartenenza. Atto di voce che unisce, simbolo di una coralità condivisa, pronta a ricordare la fragilità dell’individuo in quanto carne che snoda la propria essenza in un ciclo ininterrotto, portando con sé il seme della crescita e della sua stessa dissoluzione. Una voce che non appartiene più al singolo, ma alla condizione umana che trova punto di contatto nell’esteriorizzazione di ciò che si cela al proprio interno, dando vita a un messaggio comune. Quest’ultimo pone l’essere a riconoscersi nella pluralità favorendo la nascita di una coralità nuova, improntata al futuro pur aggrappata alla propria origine primitiva. In questo modo, l’organismo viene proiettato in uno stato liberatorio permettendo il flusso di una costante interconnessione che permea tra individui e popoli attraverso la condivisione della medesima radice sonora. Se il primo grido ha reso l’uomo consapevole della vita, il prossimo lo renderà consapevole della responsabilità che lo lega al mondo e agli altri, come un respiro che, nel tempo, si espande e ritrae. Respiro che trova una sua nuova reinterpretazione nel PneumOS di Oriana Persico, esposto ad Osaka nel padiglione Italia. Polmone artificiale e al tempo stesso strumento musicale, che freme in funzione della qualità dell’aria. Esso permette attraverso il suo fremito la comprensione di informazioni che non sarebbero facilmente decifrabili ai più, in maniera immediata e naturale. È questa in fondo la vera eredità della phoné, il passaggio dal singolo al coro, dall’individuo alla comunità, un invito a riconoscere che siamo parte di una stessa voce che non può più essere ignorata.

Estratto e rielaborato dalla tesi magistrale in Decorazione – Arte Pubblica, Phoné di Antonia Ricciardi, relatore Gerardo De Pasquale, Accademia Albertina di Belle Arti, 2025.

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