di Carola Allemandi
In the imagery of these verses, man (human being) is seen as an entity in internal conflict, a malaise that reverberates throughout the world. Even the contact with other human beings follows rules that are not easy to decipher. However, the desire to resolve this conflict remains unchanged and solid, trying to open oneself to the world and to others, attempting to preserve and understand their image, and seeking to identify those similarities with the environment and other living beings that can teach a new language through which to relate, find new meaning, and a shared direction. The image Cene, 07, 2021, instead, attempts to summarize the concept expressed in the verses of a search for rapprochement, symbolically represented by the moment of a shared meal.
* Noi siamo anche chi è venuto prima cercando una risoluzione in tempi molto più lunghi di una vita. Senza farsi vedere qualcuno pure ci difende. L’impulso generale è quello di calmare gli eventi, aspettarne uno soltanto, intanto sedersi. Il sole cala sull’abitudine ed è perfetto: scoprire che cosa succede nelle mani di chi tiene, tocca, rende propria l’estensione. E non capirlo, questo continuo senso della stessa cosa che ora torna e ci fa mangiare a questo stesso tavolo; saperci immobili eppure così nuovi, forse sopravvissuti. * Siamo nelle mani di chi ci chiama fuggendo; di chi seduto ci ordina il cammino. Minuscoli per vie traverse arriviamo dove arrivano i cani, né sappiamo dove porti questa vita chi non riesce a unirsi, disperso che rimane in un tragitto orribilmente lungo. Questo solo tra molte interruzioni. Aspettare una chiamata. Di questo solo sappiamo essere fatto l’universo. * Parlavamo dei centimetri, quanti necessari per spostarsi perché da riva spuntasse a noi la terra placando l’ansia di saperla ancora nostra. E sentirla allora; e farci noi più brevi verso il passo minore che chiedeva, ora, per toccarla. Conteneva tutto, il senso di quanti altri già passati, la maniera guardata. Per questo ci assomiglia; e non ci chiama vedendoci cadere. * La terra in lontananza correva veloce quanto noi, mentre gli stormi annunciavano tempesta: era quello che ognuno vedeva, realtà intere portate via dalla corrente, sparse tra l’incolto. Sul precipizio, tutto per un attimo restava come per esserci ancora prima del salto, del grido di voci sparse ancora pieno. * Così il sole era tutto il nostro sfondo. Capitavamo come altre stelle nella città deserta. Una ferita leggera, breve come la luce propria di una stanza, una felice insonnia. * Il credo dei giorni è lo stesso per noi: ogni tipo di luce segmenta un mondo accettato solo col respiro e chiude gli occhi su tutto ciò non accaduto ancora. Le rive scarse di materia concluse ora in un limite di cielo, sono soltanto la loro forma vera: un messaggio offertoci comunque. * Il tempo preferiva non toccare niente di quanto apparso tra le rocce all’improvviso: lasciare tutto a un altro corso, a ciò che avviene senza il volere di nessuno. Come se dalla salita si potesse ancora immaginare il volo, ogni cosa avuta.


