L’interazione videoludica con la natura

di Tommaso Verde

Nei forum e nelle chat di gioco online, non è strano trovare la scritta Touch grass. Una abbreviazione inglese della frase “Go outside and touch some grass” traducibile in “Esci e vai a toccare dell’erba”. Normalmente viene utilizzata per indicare qualcuno che passa troppo tempo davanti a uno schermo o per far riferimento a qualcuno che ha perso la connessione con ciò che è reale. Questa frase, così semplice, si pone in maniera antagonista nella relazione tra l’uomo e tecnologia. Sostenendo che forse alcuni di noi dovrebbero passare più tempo a contatto con la natura. Ma proprio grazie alla tecnologia, possiamo creare e vivere esperienze uniche, che ci permettono di avvicinarci alla tanto agognata natura, in modi che altrimenti sarebbero impossibili. In particolare, è grazie al medium videoludico, e la sua caratteristica chiave, l’interazione, che possiamo non solo osservare dei petali di fiori danzare lungo vaste praterie cullati dal vento, ma essere noi stessi a guidarli alla ricerca dei loro simili. 

Tutto questo è possibile in Flower (thatgamecompany 2009), una esperienza floreale raccontata senza parole ma solo attraverso la semplice e poetica interazione tra un turbinio di petali e i suoi simili non ancora sbocciati. Navighiamo e viaggiamo tra di distese di turbine eoliche e tralicci elettrici, fino a raggiungere una giungla di cemento armato, ormai completamente grigia e svuotata da ogni sorta di vita e significato. Sarà proprio questo singolo petalo, svolazzando tra i grattacieli a riportare il verde dove ormai sembrava non avere più posto. Flower è una magnifica avventura che non solo mira a riappacificare il nostro rapporto con la natura in una maniera non convenzionale, ma anche a raccontarci una lunga storia di coesistenza tra piante e uomini. Ora che non solo possiamo toccare l’erba, ma possiamo vivere la toccante esperienza di essere i petali che ci danzano sopra, perché fermarci alla flora quando possiamo avvicinarci alla fauna, ricca di speranze ma anche di pericoli? Un ambiente che perpetua la legge naturale del più forte e della sopravvivenza lo troviamo in Shelter (Might & Delight 2013), dove poseremo le zampe per andare a esplorare una vasta foresta nei panni di un tasso accompagnato dai suoi cuccioli. Usciti dalla propria tana alla ricerca di cibo, dovremo avventurarci nei dintorni foraggiandoci di frutta e tuberi o cacciando altri piccoli animali. La catena alimentare non perdona, come siamo predatori, possiamo essere prede. Sarà proprio un’aquila a farci realizzare questa tragica realtà, minacciando di banchettare con uno dei nostri piccoli se non saremo attenti. È proprio qui che Shelter ci ricorda senza mezzi termini che l’ordine naturale delle cose non è caritatevole come ci piacerebbe pensare. Dovremo nasconderci nell’erba alta ed evitare l’acuta vista del predatore, se vogliamo assicurarci di poter superare la foresta. Alla fine di tutto, ci troveremo di fronte a un finale dolceamaro, dove il ciclo della vita fa il suo corso e ricomincia con o senza di noi. La prossima volta che leggeremo le parole Touch grass, prendiamoci un momento per pensare a tutti i modi con cui possiamo interagire con la natura fuori casa, ma allo stesso modo, apprezziamo anche gli infiniti modi di poter vivere ciò che è intorno a noi attraverso i nostri schermi. Ovviamente le due cose non si escludono e non sono sostituibili, tutt’altro. Interagiscono e si potenziano tra di loro, creando una nuova realtà, aumentata attraverso l’occhio della tecnologia. 

Quindi, cosa aspettiamo? Andiamo a toccare dell’erba, digitale o reale che sia, l’importante è che non ci dimentichiamo del ruolo fondamentale che la natura ha nelle nostre vite.

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