Il labirinto della mente e l’imitazione della natura

Nota in margine a un volume di Ettore Selli

di Vincenzo Maria Corseri

Labirinti italiani è uno di quei rari progetti editoriali che vanno fino in fondo, con radicalità e passione, nel lavoro di indagine delle qualità espressive della mente umana, dimostrando che lo sforzo dell’uomo di conciliare artificio e natura non è mai vano laddove si cerca di compiere un cammino che porta a una trasformazione interiore. In tale prospettiva, chi deciderà di seguire il percorso delineato da Ettore Selli in un volume che descrive con cura il paesaggio italiano attraverso la narrazione storica del segno labirintico, sarà chiamato a sfidare la molteplicità del reale, trovando pure, all’interno di questo dedalo meraviglioso e terribile, fatto di simboli, colori, piante capaci di creare ineffabili atmosfere, materiali d’uso comune, una possibile via d’uscita, o un centro ideale in cui riappropriarsi dell’identità perduta. È facile, in questi termini, prendendo spunto dalla lettura di un testo che è allo stesso tempo “un minuzioso censimento, una guida, ma anche una piccola enciclopedia” sul genio italiano in relazione alla sua capacità di ripensare lo spazio e le funzioni dell’immaginario partendo dal paesaggio, risalire a un tema archetipico della civiltà mediterranea, quello, appunto, del labirinto: un tema che ricorre con enorme frequenza nella storia dell’umanità e che ritroviamo, ugualmente, nella letteratura e nelle arti visive, ma anche nella filosofia, considerata fin dalle sue scaturigini, e nell’architettura. Il labirinto assume una sua specifica connotazione conoscitiva nel momento in cui colui che lo percorre riesce a rendersi conto dell’unicità dell’esperienza che sta per vivere. È l’esperienza di chi, collocandosi in una solitudine volontaria, decide di intraprendere un viaggio – complesso e, sotto certi versi, indefinibile – che in itinere gli permette di prendere coscienza della propria, assoluta individualità. In tale prospettiva, ognuno di noi, entrando nel labirinto, interiorizza lo scontro quotidiano con la realtà che inevitabilmente è presente lungo il percorso della vita e, attraverso il metodo, l’attenzione e la continuità che esso ci impone di rispettare, prende piena consapevolezza dello sforzo che si deve attuare per pervenire a una reale metamorfosi interiore. Il labirinto è il luogo simbolico che richiama, per antonomasia, il concetto di “spaesamento”, ovvero della perdita dell’orientamento che cristallizza, davanti alla pluralità dei percorsi possibili, il visitatore denudandolo di ogni certezza. La sua creazione – per riprendere una significativa formula di Giorgio Colli – oscilla “tra il gioco artistico della bellezza, estraneo alla sfera dell’utile, e l’artificio della mente, della ragione nascente, per sbrogliare una fosca, ma concretissima, situazione vitale”. Quello del labirinto è, allo stesso tempo, anche lo sfondo su cui si concretizza la possibilità di incontrare l’altro, il diverso da noi (il Minotauro, d’altro canto, simbolizza questo): un elemento liminale, quindi, che separa e unisce, così come, all’interno dei luoghi sacri, di frequente troviamo raffigurato un labirinto per rammentare ai fedeli che è possibile accostarsi al mistero di Dio solo congetturalmente, attraverso un difficile percorso di avvicinamento razionale e spirituale al divino. Ma mai direttamente. Addentrarsi nel dedalo di un labirinto significa, procedendo progressivamente verso il centro, approdare all’ordine delle cose, anelare alla chiarezza. Il labirinto è nella dimensione psichica, neuronale, mentale, espressione di una complessità tutta umana che l’umanità stessa ha avuto bisogno di riprodurre attraverso gli artifici dell’architettura, la progettazione razionale, la discretizzazione del concreto tangibile articolato su piani, pendii, siepi, muri, matericità in grado di restituire la narrazione del sé complesso e dell’ambiente, dell’esperienza. Tutto questo, in fondo, rappresenta nella sua maniera più compiuta la metafora esistenziale della condizione umana. Il labirinto pone l’uomo di fronte al suo mistero. Il labirinto è l’uomo.

Bibliografia

G. Colli, La nascita della filosofia, Adelphi, 1975.
K. Kerényi (1983), Nel labirinto, a cura di C. Bologna, Bollati Boringhieri, 2016.
E. Selli, Labirinti italiani. Arte, storia, paesaggio e architettura nei misteriosi dedali della Penisola, Pendragon, 2022.

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