di Cristina Giudice
The article is a reflection on an art work created by Raffaele Cirianni. His practice is very interesting because he usually wants to understand the history of the place where the work is exhibited, paying particular attention to the people and the environment. Cirianni’s work which I am discussing here is about a mythological dragon, Tarantasio, living near Lodi and its transformation into the icon of extractive economical progress in the 1950’s. Cirianni tells the story of Tarantasio in a critical way, analizing the use of the image of the dragon made by Eni, a black dog with six legs, breathing fire, which has now been substituted by the positive symbol of Eniplenitude, a green dog with a green sun. But the work is also very interesting because it involved children from a local school, who became active in the artistic project. The aim of this article is to make clear how important it is to encourage the local community to partecipate in the development of the work. The skill of a real artist, for me, is to observe the environment, listen to the local community and take a political stand with his work: “art is rooted in life” (ruangrupa, 2022). Cirianni’s works always exhibit this sentiment, as was shown in Kassel by ruangrupa in Documenta Fifteen (2022).
Negli ultimi anni la mia riflessione sull’arte contemporanea si è rivolta a comprendere quali siano le modalità espressive più innovative e dense di significato. Un punto di svolta a mio parere, è stata Documenta 15 a Kassel nel 2022, curata dal collettivo indonesiano ruangrupa, in cui è emersa in modo esplicito l’idea che “art is rooted in life”1; ruangrupa sostiene che “there are different ways and practices of producing art (works). This practices are not visible, as they do not (yet) fit the existing model of the global art world(s). documenta fifteen is an attempt […] to show that different ways are possible”2 . Non è questa la sede per discutere e approfondire tali affermazioni, ma sono convinta che “the socially engaged art comes from the experience of community and the needs of people”3: in questo modo si può avere una pratica artistica davvero decoloniale e politicamente accettabile.
In linea con questo ambito teorico e critico si colloca, a mio parere, la produzione artistica di Raffaele Cirianni (Torino 1994). Mi soffermerò esclusivamente ad analizzarne un lavoro, I bambini non credono più alle bugie del drago Tarantasio presentato a giugno 2023 presso lo Spazio 21 di Lodi. Cirianni crea i suoi progetti artistici a partire dall’indagine dei luoghi e delle storie locali, attraverso ricerche d’archivio e incontri con le persone. ”A me piace quando vado in un posto, e soprattutto nei posti di provincia, ricostruire storie che la comunità spesso ha dimenticato e fargliele riscoprire”4. La storia in questione riguarda il mito del lago Gerundo e del drago Tarantasio che viveva al suo interno. Questa mitografia è stata analizzata e letta in modo critico da Marco Rossi, antropologo dell’università di Torino in un articolo denso e ricco di spunti, in cui viene esaminato anche il lavoro di Cirianni. Fin dal XVI secolo si tramandava la storia del lago Gerundo esteso a sud di Milano, pericoloso soprattutto per i bambini, per la presenza del drago Tarantasio che infestava la zona con il suo alito pestilenziale. Il prosciugamento del lago avvenuto per un miracolo o un’opera di bonifica e la conseguente morte o uccisione del drago si sono alternate nei racconti, sedimentandosi nell’immaginario collettivo fino ad oggi. Dal 1944, dopo la scoperta di un grande giacimento di gas naturale a Caviaga, vicino a Lodi, inizia una nuova narrazione legata all’Agip e all’Eni di Enrico Mattei. La zona divenne un centro propulsivo per il crescente sviluppo industriale con la progressiva motorizzazione di massa facilitata anche dalla diffusione dei distributori di benzina Agip. Il drago Tarantasio e le sue esalazioni mortifere si trasformarono nella forza prorompente del logo di Eni, un cane nero a sei zampe che sputa fuoco. Purtroppo negli anni i legami tra alcune patologie più o meno gravi, e inquinamento, presenza pervasiva di sistemi industriali, agro industriali e allevamenti intensivi sono stati riconosciuti ed è cresciuta sempre più l’attenzione delle popolazioni verso le questioni ambientali e la necessità di rendere meno nocive e pericolose tutte le forme di produzione. Questa transizione tuttavia è lunga e molto costosa e spesso si osserva il fenomeno detto greenwashing, ormai sempre più subdolo: non è sufficiente “dare una mano di colore verde” per cambiare! Anche il logo di Agipgas, il cane nero a sei zampe è diventato verde, si chiama Eniplenitude, non sputa più fuoco, ma un sole verde, come analizza con acutezza Rossi, nel suo articolo.
Con il progetto I bambini non credono più alle bugie del drago Tarantasio “Cirianni ha scelto di intervenire sul patrimonio culturale locale ponendolo in dialogo con una visione critica dell’impatto dell’Eni sulla crisi climatica”5. Ha creato una piñata con le sembianze del drago Tarantasio e l’ha appesa a 9 metri d’altezza nello spazio espositivo. Nei giorni successivi ha lavorato con due classi di una scuola elementare dei dintorni invitando i bambini e le bambine a riflettere, attraverso attività ludiche, narrazioni e immagini, su questioni ecologiche facendo loro disegnare dei draghi buoni capaci di aiutarci nel miglioramento ambientale. Durante il finissage della mostra, la piñata è stata abbassata per permettere ai bambini e alle bambine di distruggerla, usando un bastone, una mazza da baseball e una kitana (costruiti appositamente dall’artista) per poi divorarne le interiora fatte di carbone di zucchero. Cirianni con questa operazione artistica ha reso i bambini e le bambine consapevoli protagonisti delle vicende storiche e delle ripercussioni sul presente e sul futuro, offrendo loro strumenti per costruire un mondo diverso. “I bambini conoscono benissimo la crisi ambientale e climatica. Sono in grado di tracciare dei parallelismi utilizzando pochi dati e sapendoli argomentare bene: fumo, fuoco, industria, casa molto grossa/ noi piccoli però tanti. I bambini di immagini e informazioni sono bombardati. Quello che manca loro è un immaginario che colleghi le immagini”6. Cirianni con questo progetto artistico mostra quanto sia importante per un artista mettere in collegamento piani diversi: il lavoro costituito dalla piñata diventa agente di consapevolezza civile e strumento di gioco. Il pubblico adulto ha assistito a una performance, a cui i bambini e le bambine hanno preso parte attiva non solo in quel preciso momento, ma soprattutto negli incontri in classe, in cui sono stati sollecitati a mettere in relazione mito, storia recente e questioni ambientali: “ Ero partito da Tarantasio, sempre mettendolo in relazione con quello che fa una fabbrica: emette fumo, e allora proiettavo l’immagine di una ciminiera; sputa fuoco e allora c’era la foto di un bosco in fiamme”7. Questo lavoro inoltre ha coinvolto tutta la comunità, perché partecipe della stessa vicenda anche se in momenti storici diversi: i nonni e le nonne, impegnati negli anni Cinquanta nella crescita industriale, i genitori, che hanno usufruito di quella ricchezza e i più piccoli che spesso ne erano ignari. Penso che gli artisti e le artiste di oggi dovrebbero farsi domande sul significato del loro lavoro e sul modo in cui chi lo guarda può esserne coinvolto. Troppo spesso osservo nelle esposizioni lavori interessanti, ma sento un’omologazione di fondo, un distacco dalla realtà e dal mondo circostante, pur trattando temi di attualità. Come ha dichiarato ruangrupa a Kassel, l’arte è radicata nella vita, al di là delle logiche del mercato e delle mode; “Different ways of producing art will create different works, which in turn, will ask for other ways of being read and understood: artworks that are functioning in real lives in their respective contexts, no longer pursuing mere individual expression, no longer needing to be exhibited as standalone objects or sold to individual collectors and hegemonic state-funded museums”8.
Credo che la produzione artistica vada un po’ ripensata, in un’ottica controegemonica, decoloniale e sostenibile per tutte le persone e per ogni creatura del pianeta. Come scrive Fatima Ouassak “abbiamo bisogno oggi in Europa di un progetto ecologista, in grado di resistere alle politiche di soffocamento di un mondo sempre più irrespirabile”9 e aggiungo io, di un’arte all’altezza di questo progetto. Cirianni da sempre crede in questo posizionamento politico, nel senso più ampio del termine, e costruisce lavori con e per le comunità, capaci di creare immaginari nuovi e strumenti per cambiare l’esistente. Sono lavori che si creano insieme alle persone e danno spazio a un’idea di comunità solidale in cui ogni partecipante è accanto all’altro con opportunità e responsabilità uguali, su un margine che rende tutto equidistante dal centro: l’artista sceglie una posizione “accanto” e lascia spazio, senza imporre la sua visione, ma maieuticamente, facendo nascere attraverso la relazione. Art is rooted in life, e solo in questo modo, credo, può produrre senso, per “salvare il mondo connettendo le culture”.

fotografie di Raffaele Cirianni, 2023

fotografie di Raffaele Cirianni, 2023

fotografie di Raffaele Cirianni, 2023

fotografie di Raffaele Cirianni, 2023
Note
1. ruangrupa, Documenta Fifteen. Handbook, Hatje Cantz, Berlino 2022, p. 30.
2. Ivi, p. 17.
3. Ivi, p. 29.
4. M. Rossi, Le zampe bugiarde del drago Tarantasio. Stratificazione di un immaginario mitografico tra estrattivismo energetico, iconografie aziendali e arte politica, in «Antropologia pubblica», 2, 249-276, 2024, p. 268.
5. Ivi, p. 266.
6. Ivi, p. 269.
7. Ibidem.
8. ruangrupa, Documenta Fifteen. Handbook, Op. cit., p. 17
9. F. Ouassak, Per un’ecologia pirata …e saremo liberi! [2023], Tamu, Napoli 2024.

