Dialogues across the Seas 

di Pier Luigi Capucci

Dialogues across the Seas explores the complexity of the climate crisis and its global and local impacts, focusing on the vital role of marine environments for life on Earth. Seas and oceans have long served as both barriers and bridges between peoples and cultures, shaping exchanges across history. In the context of the UN Decade of Ocean Science for Sustainable Development (2021–2030), the project highlights the urgent need to understand and protect marine ecosystems from pollution, climate change, and human impact. Addressing these global challenges requires interdisciplinary knowledge and cultural dialogue. Through the interaction of art, science, and technology, Dialogues across the Seas—an open, international network launched in 2018—aims to raise awareness, foster collaboration, and promote new visions for a sustainable relationship between humanity and the oceans. 

Mari e oceani come barriere e come ponti

La crisi climatica e le sue ricadute sono fenomeni complessi che coinvolgono un gran numero di variabili a scala globale e locale. Mari e oceani, che costituiscono oltre il 70% della superficie terrestre, sono profondamente interessati da questi mutamenti, sia perché svolgono un ruolo fondamentale nel ciclo climatico della Terra, assorbendo grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, sia perché ne subiscono le conseguenze. Gli ambienti marini sono anche intimamente connessi alla vita, per varie ragioni: per la biosfera che costituiscono, ancora in gran parte ignota (oltre il 90% delle specie oceaniche deve ancora essere classificato e una percentuale analoga degli oceani è inesplorata); per la teoria dell’abiogenesi, secondo la quale la vita si sarebbe sviluppata a partire da materia non vivente in ambienti acquosi o sui fondali dei mari primordiali; perché il vivente è pervaso dall’acqua: piante, animali e organismi microscopici sono composti da almeno il 50% di acqua.

Dal punto di vista delle culture umane, fin dall’antichità mari e oceani hanno costituito delle barriere al movimento di persone e cose, ma nel contempo hanno rappresentato delle vie di collegamento tra culture diverse e distanti. Il livello dei mari, che è cambiato nei millenni, e le glaciazioni, hanno favorito le migrazioni consentendo alle popolazioni umane di spostarsi attraverso i continenti e di stabilirvisi. I mari e gli oceani sono stati elementi di divisione, di separazione geografica, ma allo stesso tempo hanno unito culturalmente, storicamente, socialmente, economicamente, popoli e comunità. Le “tecnologie della distanza”, come Internet e le reti telematiche, oggi connettono culture, continenti, nazioni, città e persone, ma per millenni le barche e i mari hanno consentito collegamenti a lungo raggio che per estensione e velocità superavano le possibilità dei viaggi di terra. Oggi enormi quantità di dati e comunicazioni passano attraverso decine di migliaia di chilometri di cavi sottomarini. Quanto essi siano cruciali nel tempo incerto e conflittuale in cui viviamo è dimostrato dai frequenti sabotaggi per metterli fuori uso, per impedire i “dialoghi” tra culture, nazioni, persone.

Gli ambienti marini sono oggi fortemente minacciati. Le criticità riguardano l’inquinamento, i cambiamenti climatici, l’impatto delle attività umane, la conservazione della biodiversità, gli aspetti alimentari in relazione alla crescita delle popolazioni umane. Nel 2021 le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto sullo stato delle acque e dichiarato il decennio 2021-2030 “Decade of Ocean Science for Sustainable Development”, con l’intento di promuovere una migliore comprensione del ruolo che oceani e mari svolgono sul clima e sviluppare soluzioni per un’interazione umana sostenibile e per la protezione e il recupero degli ecosistemi marini.

Arte, scienza, clima ed ecosistemi marini

Si tratta di questioni globali e complesse che richiedono attenzione, conoscenze, ampia partecipazione e l’integrazione di molti punti di vista e diverse prospettive culturali. Le discipline artistiche possono contribuire alla consapevolezza di queste problematiche, a comunicare le criticità, possono fornire narrazioni, idee e visioni, aperture etiche utili per affrontare il futuro. L’arte può favorire questo passaggio epocale e le trasformazioni che implica, il cambiamento di paradigma che le culture umane devono affrontare.

“Dialoghi attraverso i mari/Dialogues across the Seas” è un progetto inclusivo aperto nato nel 2018 per sensibilizzare sull’importanza degli ecosistemi marini e delle loro trasformazioni a causa della crisi climatica e dell’impatto umano, promuovendo un dialogo interdisciplinare tra forme artistiche, scienze, tecnologie e discipline del clima mediante degli eventi (conferenze, workshop, mostre…). Un network internazionale di artisti, scienziati, studiosi, attivisti da varie parti del mondo (attualmente Italia, Canada, Australia e Nuova Zelanda) si confronta periodicamente sulle problematiche ambientali e marine, condivide esperienze, accresce la consapevolezza su questi argomenti, riflette da varie prospettive sulle soluzioni praticabili e sul futuro, raccoglie e diffonde conoscenze mediante delle pubblicazioni (finora due libri in lingua inglese e uno in lingua italiana). Dal 2018 gli eventi hanno avuto luogo in varie località italiane ed estere. 

Ricerca artistica e ricerca scientifica

Un esempio in questa direzione è l’installazione Coral Sonic Resilience di Marco Barotti, opera interdisciplinare basata sull’ecologia acustica che fa dialogare arte e scienza. Il progetto, realizzato con la supervisione dell’Università di Lancaster e di scienziati marini dell’Università di Padova, esplora come i paesaggi sonori delle barriere coralline sane possano supportare il recupero di quelle danneggiate tramite l’installazione di sculture sonore subacquee.

I reef corallini sono ecosistemi sottomarini essenziali per la biodiversità e la protezione delle coste. Pieni di vita, creano una sinfonia sonora subacquea a cui contribuiscono gamberetti, pesci e vari altri eventi marini. Tuttavia, in varie parti del mondo l’aumento delle temperature, l’inquinamento e pratiche di pesca invasive hanno portato a un diffuso sbiancamento dei coralli e hanno impoverito la vita delle barriere coralline, rendendole sempre più silenziose.

Gli ambienti marini sono ecosistemi complessi nei quali anche la dimensione acustica ha un ruolo importante sul loro benessere e mantenimento: i suoni naturali generati dalle barriere coralline in salute attraggono pesci e altri organismi. Le sculture sonore di Coral Sonic Resilience vengono installate in barriere coralline danneggiate e vivai di coralli. Riproducendo sonorità preregistrate di reef corallini sani le sculture fungono da rifugio per pesci e base per la crescita dei coralli, aiutando a ripopolare le aree in cui la vita marina è in declino o è scomparsa. Le forme delle sculture di Coral Sonic Resilience si ispirano ai paesaggi corallini e vengono stampate in 3D utilizzando materiali compatibili con la composizione naturale dei coralli, come ceramiche e carbonato di calcio. L’installazione è alimentata da una stazione solare galleggiante appositamente realizzata.Coral Sonic Resilience mette insieme ecologia acustica, sculture stampate in 3D e energia solare per ripristinare attraverso il suono i reef corallini. Arte, scienza e tecnologia collaborano per il restauro e il recupero degli ecosistemi marini. L’installazione combina tra loro piani strettamente interconnessi: quello comunicativo e cognitivo, insistendo sulla crisi ecologica e favorendo la consapevolezza della complessità e dell’interconnessione degli ecosistemi marini, l’importanza del loro ruolo e del loro stato di salute. Quello della ricerca artistica, che trova nel connubio con la ricerca scientifica un elemento di grande forza e attualità: Coral Sonic Resilience agisce sia come oggetto artistico che come strumento per lo studio e la soluzione di criticità ecologiche. L’arte può anche contribuire concretamente a risolvere delle problematiche complesse. Quest’opera ha ricevuto una menzione onoraria dallo S+T+ARTS Prize 2025 della Commissione Europea.

Sitografia 

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