di Elisabetta Ajani
con il contributo visionario di Giacomo Stendardo
In this period of economic hardship in film production, young directors are reclaiming the rural properties abandoned by their grandparents. Farms, ruined houses, and decaying buildings are being used as ready-made rural sets. This approach is both cost-effective and creative. Already in the 1990s, directors and set designers began venturing into old abandoned factories to use them as film sets. Today, many of these factories have been renovated. The atmosphere and the lingering sense of abandonment provided unique, scenographically inspiring settings. The use of abandoned industrial spaces has led to remarkable examples — one of the most notable being Full Metal Jacket by Kubrick. The set design for Full Metal Jacket used locations in the United Kingdom to recreate the battlefields of Vietnam. But now, the new art of the rural set has emerged out of low-budget necessity, giving rise to a new approach to set design. As abandoned factories have gradually been restored, cinema has shifted to rural settings — in southern Italy as well as in the countryside of Piedmont.
From southern farmhouses — such as in the short film by Giacomo Stendardo — we see an abandoned house full of scenographic details left behind by time: damaged but elegant floors, and a naturally scenic rural environment. Nothing is artificial anymore, but rather a kind of pre-existing neo-realist set built into the landscape.

Elisabetta Ajani, parametrazione tra location e scenografia per il cinema rural set, location vuota, 2025

Elisabetta Ajani, parametrazione tra location e scenografia per il cinema rural set, location arredata, 2025
La scenografia territoriale (o urbana) è l’applicazione dei principi della scenografia allo spazio urbano e territoriale, estendendo l’idea di spazio – ambiente ad includere l’atmosfera, gli elementi ambientali (luce, suono, tempo atmosferico) e la percezione sensoriale delle persone. Si tratta di un approccio che utilizza la scenografia come pratica critica e artistica per ripensare lo spazio della scenografia partecipata, coinvolgendo gli spettatori in un atto di co-creazione e immaginando nuovi modi di concepire e vivere l’ambiente. Il set si insedia nel territorio e gli abitanti collaborano all’evento della produzione del film, tramite la loro presenza attiva: partecipazione al set, contributi di prestito di elementi di arredo delle loro abitazioni e location pubbliche. In tempi di difficoltà economica per la produzione di film, i giovani registi recuperano il territorio dei loro nonni, gli ambienti abbandonati di masserie, cascine, ruderi inattivi, per creare un rural set che caratterizza l’ambiente del loro progetto. Questo ha un doppio effetto, produrre in low budget e reinventare attraverso il recupero di spazi abbandonati un nuovo assetto della scenografia tra rural set e ready made dell’ambiente: la location fortemente caratterizzata dal territorio e dal suo popolo assume il ruolo di scenografia.
Già a partire dagli anni ’90 registi e scenografi si avventurano in vecchie fabbriche abbandonate, per utilizzarle come set. Le atmosfere e il respiro del tempo dell’abbandono fornivano ambientazioni di particolare di ispirazione scenografica. Lo spazio di ambienti industriali abbandonati ha esempi pregevoli: uno per tutti: Full Metal Jacket di Stanley Kubrick (1987). Concentrando tutte le riprese in un raggio di 30 miglia, Kubrick riuscì a mantenere un controllo preciso sulla produzione, creando un ambiente realistico e dettagliato, soprattutto per le sequenze urbane devastate dal conflitto. La scenografia di Full Metal Jacket ha sfruttato luoghi nel Regno Unito per creare il campo di addestramento di Parris Island e i campi di battaglia del Vietnam, tra cui una ex fabbrica di gas a Beckton, trasformata in paesaggio urbano distrutto, e la zona delle North Norfolk Broads per altre scene. L’area delle città distrutte di Da Nang, Fubai e Hue, così come la giungla e le rovine, è stata ricreata utilizzando i siti di Beckton Gasworks e la zona dell’Isle of Dogs a Londra, così realizzando un effetto di efficienza del realismo tipico della scenografia territoriale.
Ma ora la nuova arte del rural set nasce per motivi di low budget, nella difficoltà si è così imposta una nuova modalità di set: le fabbriche abbandonate sono man mano state ristrutturate e il cinema si sposta su set rurali, al Sud Italia, come nelle campagne del Piemonte, in ambienti naturalmente scenografati. Dalle masserie del Meridione – di cui citiamo l’esempio del cortometraggio di Giacomo Stendardo: una casa abbandonata, ricca di dettagli scenografici depositati dal tempo, pavimenti distrutti ma pregiati – all’ambiente rurale naturalmente spettacolare nelle campagne del Piemonte.
Lo scenografo si trova a vivere il territorio di campagna utilizzando macchine agricole come elementi d’arredo espressivo del set: trattori, peschiere, strumenti del lavoro artigiano, nulla è più posticcio, ma una sorta di scenografia neo-realista pre-esistente sul territorio. Le storie dei personaggi trasudano dagli ambienti di un set territoriale che incrocia la narrazione con le zolle di terra. A volte questi registi nascono dal mondo del documentario: esercizio di stile di cinema partecipato, per poi deviare su vere e proprie fiction. Ne nasce un dialogo tra territorio, spazio e luoghi dei diversi popoli: lo spettatore non è un semplice osservatore, ma partecipante attivo nella formazione delle atmosfere scenografiche.

Giacomo Stendardo, scenografia territoriale per il cortometraggio Oedipus Circle, La stanza del trono, Presicce (LE), 2025

Giacomo Stendardo, scenografia territoriale per il cortometraggio Oedipus Circle, La stanza del trono, Presicce (LE), 2025

Giacomo Stendardo, scenografia territoriale per il cortometraggio Oedipus Circle,
La stanza del trono, Presicce (LE), 2025
