Per un’Etica della Comunicazione in un mondo interconnesso
di Marco Senaldi
con Giorgia Allisio, Barbara Aurnia, Mara Barbero, Lucia Baretta, Martina Berra, Ilaria Cardone, Elena Garau, Francesca Mosca, Camilla Pasca, Viola Luciana Pati, Gabriele Pisano, Lisa Zennaro, Federica Zitarosa1
Countercode. A new Communication Ethics Code for active ethics in an interconnected world, is possible.This article approaches the topic of communication ethics from a fresh perspective, analyzing the true meaning of the terms “ethics” and “communication” and attempting to redefine both concepts. The result is the Countercode of Communication Ethics, the outcome of a collaborative educational journey undertaken with students from the two-year Master’s Program in Art Didactics at the Accademia Albertina of Fine Arts in Turin, Italy.
Come è noto, da circa un decennio a questa parte, l’insegnamento di Etica della Comunicazione è stato introdotto come parte del curriculum di studi del Biennio di Didattica dell’arte presso le Accademie di Belle Arti. Lodevole decisione, derivante da un rinnovato interesse, anche da parte ministeriale, suscitato non solo dalle ricerche di importanti studiosi come K. O. Apel, J. Habermas e H. Jonas, ma anche da fatti assai più impellenti, quali la diffusione dei social media e i relativi pericoli di disinformazione, manipolazione, violazione della privacy e responsabilità delle piattaforme implicate (su cui ha riflettuto fra gli altri L. Floridi).
Tuttavia, a questa iniziativa non ha fatto seguito una riflessione condivisa sui termini di questo insegnamento, e, più in generale, sulle problematiche che esso suscita. D’altra parte, anche altre categorie che trattano la comunicazione professionalmente, come quella dei giornalisti, hanno sì sentito la necessità di introdurre un eccellente documento quale il nuovo Codice Deontologico, ma anche qui si tende a presupporre come noti proprio i concetti fondamentali su cui si basa – e segnatamente quelli di Etica e di Comunicazione.
A partire da una (ri)definizione di questi fondamentali si è mosso il corso che ho tenuto nell’a.a. 2024-25, durante il quale, in un percorso condiviso, siamo giunti alla formulazione di un Controcodice, cioè di un Codice “diverso” da quelli più diffusi, che non si risolva nella classificazione delle casistiche dei temi deontologico-comunicativi, e non si appiattisca su una generica “correttezza” linguistica, ma fornisca invece (poche) regole puramente strutturali come base di una solida etica comunicativa.
Siamo così partiti da una constatazione preliminare: come è noto, anzi notissimo, a chiunque viva e operi nell’ambito comunicativo, giornalistico o didattico, la stragrande maggioranza delle comunicazioni ufficiali (che dovrebbero essere le prime a fornire un esempio di comunicazione corretta), iniziano dando per scontate una serie di regole, ordinanze, norme o leggi precedenti, che vengono assunte per note, quando note non sono affatto. Noi docenti, o semplici cittadini, ci siamo ormai – assurdamente – assuefatti alla litania burocratica che precede ogni convocazione, ogni bando concorsuale, ogni nomina ufficiale, ecc., o perfino ogni riunione condominiale, fatta di “Visto l’O.M….”, “Visto il D.M….”, “Visti gli art. x della Legge xy”, tutta una serie spesso interminabile di rimandi, che, con la scusa di rendere formalmente inattaccabile il testo in oggetto, non ha altro scopo che quello di renderne inintelligibile il vero senso.
Abbiamo quindi pensato anche noi a un “Preambolo a un codice etico” che assuma però seriamente questa contraddizione e che infatti è un Anti-preambolo:
Ogni preambolo comunicativo è anti-etico. Infatti, come vediamo in tutti i codici di etica della comunicazione, vi è un rimando a leggi, decreti o concetti precedenti. L’emittente della comunicazione presuppone che il ricevente sia già a conoscenza di nozioni o concetti impliciti e che li accetti senza problemi, quando invece proprio quei presupposti dovrebbero essere oggetto di discussione. Da ciò deriva l’inutilità etica di ogni preambolo, il presente incluso.
A partire da questo anti-preambolo abbiamo definito i “concetti fondamentali” di un codice di Etica della Comunicazione cominciando dal concetto di “Etica”. Etica, dal termine greco Ethos = comportamento, significa riflessione sul comportamento umano. Per capire però che cosa significa veramente, dobbiamo rifarci alla fondamentale distinzione, che dobbiamo al genio di Kant, tra etica eteronoma, ovvero “morale” (dove le regole sono dettate da qualcun altro – Dio, il potere, le norme sociali…) ed etica autonoma, che nasce da ogni singolo soggetto. È evidente che la frattura della modernità sorge qui: finché ci pensiamo come soggetti passivi, la cui virtù consiste nel seguire imposizioni prescritte da altri, non siamo nel campo dell’etica. Il codice morale più famoso, quello dei Dieci comandamenti, contiene norme corrette da seguire, ma non etiche in senso moderno, in quanto imposte alla libertà di scelta del soggetto. Come ha spiegato una volta per tutte Kant, l’etica è invece “la legge morale dentro di me” e consiste nell’imperativo di agire in modo tale che “la massima delle mie azioni possa valere a livello universale”.
La conseguenza di ciò è che la libertà, lungi dal dover essere limitata per ottenere un comportamento etico, deve esserne considerata la fonte. La libertà radicale è fondamento dell’eticità, poiché ognuno (ogni soggetto) va considerato un nucleo di libertà autonomo, e dunque non un “oggetto” di normative, ma un soggetto fonte di legislazione.
Tutto ciò non va confuso con l’anarchia: le leggi sono fondamentali per una società organizzata, ma possono essere imposte solo se rispettano la razionalità insita in ogni soggetto, in quanto siamo tutti egualmente liberi. Qui, a livello di intersoggettività sociale (ossia quando si incontrano due o più soggetti) sorge un tema post-kantiano, ossia una dinamica dialettica, che è anche una dinamica di relazione e di interconnessione.
La dialettica presuppone e implica un processo di interazione dato che, qualunque azione io faccia, queste azioni innescheranno nell’altro una risposta. È solo nel confrontarmi con l’altro che posso sapere davvero chi io sono, ed è dall’altro che mi giunge la mia vera identità e dunque la mia collocazione etica (è la lettura di Hegel offerta da A. Kojève).
È a questo punto che entra in gioco la Comunicazione. La Comunicazione non è, e non può mai essere, una relazione unilaterale: a differenza di quanto sostenuto nel paradigma emittente-ricevente di C. Shannon e W. Weaver, non c’è un mittente attivo e un ricevente passivo. La comunicazione è etica se avviene tra due soggetti egualmente liberi, considerati tanto emittenti quanto riceventi. Un messaggio viene sempre reinterpretato dalla persona che lo riceve, restituendolo trasformato: occorre dunque completare il modello comunicativo “postale” emittente-canale-ricevente, ricordando che anche il ricevente trasmette un messaggio “di ritorno” (a boomerang) all’emittente. Ovvero, come ha affermato Jacques Lacan nel 1953, comunicare significa ricevere indietro il proprio messaggio dal ricevente in forma rovesciata e pertanto vera.
Siamo così arrivati a delineare le “Anti-regole della comunicazione” del Controcodice:
- Regola dell’Opera Aperta: un codice di comunicazione etica deve essere necessariamente aperto: le sue regole sono suscettibili di discussione e aperte al dialogo tra soggetti considerati egualmente liberi (ne segue che ogni codice deontologico “chiuso” è in sostanza non etico, perché predeterminante)
- Regola dell’effetto boomerang: Una comunicazione è etica quando considera emittente e ricevente sullo stesso piano di interconnessione reciproca, entrambi liberi in un rapporto dialettico.
- Regola dell’inclusione epistemologica: una comunicazione etica prevede che, quando si affronta un problema, questo deve essere analizzato nella sua totalità, includendo anche l’autore della critica. Una comunicazione cessa di essere etica quando chi la esprime si colloca all’esterno del problema osservato, auto-escludendosi dal contesto di riferimento.
- Regola del coraggio informativo: ogni comunicazione è etica nella misura in cui chi la enuncia dichiara e denuncia il medium e il contesto (“cornice mediale”) entro cui è emessa. I mezzi di comunicazione non sono neutri, e qualunque contenuto comunicativo ne viene influenzato. Occorre evidenziare pubblicamente questa influenza e ricordare sempre che (come ha detto M. McLuhan) “il medium è il messaggio”.
- Regola della paura dell’incoerenza: una comunicazione non è etica se, per timore di apparire incoerente, comunica solo l’identità del fatto trattato. Una comunicazione è veramente etica, invece, quando comunica anche la discontinuità, la contraddizione, l’incoerenza, o almeno la pluralità dei possibili punti di vista su uno stesso fatto/fenomeno/oggetto/soggetto. La contraddizione e il disaccordo sono elementi fondamentali di una “autentica” identità etica. (Un esempio di “paura della contraddizione”, sollevato dagli studenti di Didattica Museale, è quello della Nike di Samotracia, una delle sculture più iconiche del parigino Museo del Louvre: benché la scultura sia autentica, l’ala destra è una ricostruzione moderna, realizzata per semplice simmetria, ma il Museo non ne fa menzione, evidentemente per non minare la fiducia spettatoriale con un dubbio filologico; in altre parole, questa comunicazione del Museo non è etica, dato che viola la regola della “paura dell’incoerenza”).
- Regola della decostruzione creativa: qualunque comunicazione che non rispetti le regole precedenti, ovvero non sia etica, può, anzi deve, essere decostruita, smontata e detournata contro se stessa (Détournement è un termine per indicare il dirottamento comunicativo, ideato dal situazionista Guy Debord). Ribaltare una comunicazione non etica (denunciandola, violandola, deridendola, o in ogni altro modo) è un atto etico, perché ci permette di comprendere i fattori alla base di una comunicazione non etica. Il détournement permette di attuare una decostruzione dei codici anti-etici, ed è un atto creativo per non essere più trattati come soggetti passivi. Essere etici infatti non si risolve in una obbedienza passiva alle regole, ma significa essere creativi, collaborativi, connessi, per far sorgere qualcosa di nuovo insieme.
Naturalmente a questo nostro Codice va aggiunta una postilla: la nostra è soprattutto una proposta, forse anche una provocazione, certamente un tentativo di sollevare l’attenzione su un problema che in realtà, finora, ha visto trionfare soprattutto pii desideri e tanta inutile correttezza politica. Il risultato di tutto questo lo vediamo nello scoraggiamento dei nostri studenti, nell’idea tossica che li affligge di essere condannati a vivere in un mondo in perenne crisi di fondamenti, senza riferimenti certi, sommersi da una sterminata congerie di proposte culturali, etiche, politiche, nessuna delle quali sembra poter vantare un tratto distintivo rispetto a qualunque altra. È però arrivato il momento di ammettere che questi fondamenti ci sono, a patto di metterci l’impegno critico per trovarli, l’attenzione culturale per definirli – e il coraggio morale per insegnarli.

Note
1. Il lavoro complessivo è frutto della collaborazione di tutta la classe di Etica della Comunicazione, Accademia Albertina di Torino, Biennio di Didattica dell’arte, A.A. 2024-25
Bibliografia
K. O. Apel, Etica della comunicazione, Jaca Book, Milano 1992.
G. Debord, La società dello spettacolo [1967], SugarCo, Milano 1990.
L. Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Cortina, Milano 2023.
J. Habermas, Etica del discorso [1983], Laterza, Roma – Bari 1985.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello spirito [1807], ed. it. V. Cicero (a cura di), Rusconi, Milano 1995.
H. Jonas, Principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica [1979], Einaudi, Torino 1990.
I. Kant, Critica della ragion pratica [1788], ed. it. C. Esposito (a cura di), Bompiani, Milano 2014.
A. Kojève, Introduzione alla lettura di Hegel [1947], Adelphi, Milano 1996.
J. Lacan, Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi [1953], trad. it. G. Contri (a cura di), in Scritti, 2 voll., Einaudi, Torino 1974.
M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare [1964], Il Saggiatore, Milano 1967.
OdG, Ordine dei Giornalisti, Consiglio Nazionale, Codice Deontologico, 1 giugno 2025, https://www.odg.it/il-codice-deontologico.
C. Shannon, W. Weaver, A Mathematical Theory of Communication, in «The Bell System Technical Journal», Vol. 27, pp. 379– 423, 623–656, Luglio, Ottobre, Harvard 1948.
