Intervista a Satyam Roychowdhury

a cura di Andrea Rebecca Mancuso

In this interview, Satyam Roychowdhury, the founder of Techno India Group and Sister Nivedita University, reflects on the transformative power of education, culture, and the arts in today’s complex world. Education, he argues, is the most powerful catalyst for social change, fostering critical thinking, empathy, and civic responsibility. Drawing inspiration from Tagore, Gandhi, and Mother Teresa, he emphasizes compassion, nonviolence, and universalism as timeless values for peaceful coexistence. Innovation and technology, when rooted in ethics and inclusivity, can democratize learning and empower future generations. Equally, culture serves as a universal language that bridges communities, with local traditions, such as the vibrancy of Bengali culture, acting as conduits of dialogue and mutual respect. Finally, he highlights the essential role of the arts in times of crisis: as instruments of resistance, beauty, and hope that transcend borders, unite humanity, and sustain our collective consciousness.

In occasione della seconda edizione dell’IPAF, International Performance Art Festival, evento itinerante sulla ricerca e la sperimentazione nelle arti performative (un progetto dell’Accademia Albertina e della Facoltà di Belle Arti di Cetinje, FLU del Montenegro), incontriamo Satyam Roychowdhury, ospite dell’Accademia Albertina, fondatore della Techno India Group e dell’Università Sister Nivedita di Calcutta. Lei ha creato un grande gruppo educativo in India con il motto“Education for All”. Secondo lei, come può l’educazione aiutare le persone a diventare più attive, solidali e consapevoli in un mondo così complesso?

SR – L’istruzione è il catalizzatore più potente per trasformare sia gli individui che le società. Quando abbiamo fondato il Techno IndiaGroup, il nostro obiettivo era democratizzare l’accesso a un’istruzione di qualità, assicurandoci che nessun talento venisse lasciato indietro a causa di barriere sociali o economiche. In un mondo in rapido cambiamento, l’istruzione deve andare oltre i libri di testo; deve stimolare il pensiero critico, coltivare l’empatia e instillare un profondo senso di responsabilità. Dotandogli studenti di conoscenze e valori, li prepariamo a diventare cittadini responsabili, solidali gli uni con gli altri e pronti ad affrontare ogni complessità e sfida.

Ha scritto libri su grandi figure come Tagore, Gandhi e Madre Teresa.
Cosa possiamo imparare da loro oggi per costruire un mondo più umano, pacifico e rispettoso dei diritti di tutte e di tutti?

SR – Le vite e gli insegnamenti di Tagore, Gandhi e Madre Teresa offrono indicazioni senza tempo per costruire un mondo fondato sulla compassione e sulla giustizia.
L’universalismo di Tagore ci invita a celebrare la diversità e a cercare l’armonia oltre i confini. Il cammino di non violenza e coraggio morale tracciato da Mahatma Gandhi ci insegna il potere invincibile della verità e dell’autodisciplina. La dedizione di una vita di Madre Teresa verso gli emarginati ci ricorda che l’amore è lo strumento più potente per guarire il mondo. La loro saggezza collettiva ci esorta a difendere i diritti umani, a promuovere il dialogo e ad agire con empatia: questi sono i valori fondamentali per una pacifica convivenza nel mondo.

Come imprenditore nel campo dell’educazione e della cultura, come riesce a unire innovazione, tecnologia e valori etici nel suo lavoro quotidiano?

SR – L’innovazione e la tecnologia sono indispensabili nell’educazione moderna, ma il loro vero impatto dipende dall’essere radicati nei valori etici e in uno scopo umano. Al Techno India Group e alla Sister Nivedita University integriamo le tecnologie più avanzate – aule digitali, laboratori di ricerca, collaborazioni internazionali – assicurandoci che ogni nostra azione sia guidata da integrità, inclusività e responsabilità sociale. L’impegno della nostra fondazione verso gli studenti svantaggiati e la nostra attenzione alla sostenibilità incarnano questo equilibrio fondamentale. Coltivando una cultura dell’innovazione con uno scopo umano, permettiamo agli studenti non solo di costruire carriere di successo, ma anche di condurre vite significative e socialmente consapevoli.

Lei è tra i principali promotori della cultura bengalese nel mondo, tra installazioni pubbliche, festival e recital. Come possono le culture locali diventare ponti per unire persone di paesi e tradizioni diverse?

SR – La cultura, con la sua ricchezza intrinseca, è un linguaggio universale. Attraverso festival, installazioni artistiche e recital internazionali, abbiamo cercato di mostrare la vivacità della cultura bengalese, creando innumerevoli spazi in cui artisti e pubblico di diverse origini possano incontrarsi. Quando le culture locali vengono celebrate e condivise, diventano ponti potenti, capaci di coltivare rispetto reciproco, sfidare gli stereotipi e costruire connessioni significative tra i popoli. Il nostro impegno costante nei forum internazionali, e negli incontri sulla diaspora indiana, dimostra che la cultura ha un’immensa capacità di unire le persone da ogni parte del mondo, in quest’epoca globalmente connessa. Personalmente, mi sono sempre dedicato con passione a riaffermare l’arte e la cultura bengalese nel panorama globale.

Lei è un promotore attivo di iniziative artistiche e culturali, oltre che autore e poeta. Qual è, secondo lei, il ruolo delle arti visive, performative, letterarie, nella costruzione di una coscienza collettiva capace di generare resistenza, bellezza e speranza in tempi di crisi?

SR – Le arti, che siano visive, performative o letterarie, sono l’anima della civiltà umana.
In tempi di crisi, esse si trasformano in potenti forze di resistenza, portatrici di bellezza e scintille di speranza. Come autore e poeta, ho potuto vedere come l’espressione artistica possa unire le comunità, amplificare le voci degli emarginati e accendere grandi movimenti di cambiamento. L’arte possiede il potere unico di superare i confini, risvegliare l’empatia nelle persone e riaffermare la nostra umanità condivisa. In un mondo segnato da incertezze e sconvolgimenti continui, sostenere le arti non è solo una responsabilità culturale, ma un profondo dovere sociale.

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