di Paola Pietronave e Berto Tukan
In 2022, the Indonesian collective ruangrupa introduced lumbung to Europe through Documenta Fifteen, redefining curatorial paradigms toward collective and horizontal practices. Rooted in an agrarian model of shared surplus, lumbung became a method for co-making and solidarity among 1,500 artists and collectives. Jakarta Biennale 2024 adapts this approach through Majelis Jakarta, a self-organized assembly based on lumbung and gotong royong (mutual cooperation). After years of institutional instability, it reemerged as a “collective of collectives,” fostering decentralized governance and shared authorship. The Biennale thus rethinks cultural organization as a living ecosystem, where process and collaboration replace hierarchy, inviting us to ask anew how we want to live together.
Nel 2022 il termine “Lumbung” è entrato nel vocabolario dell’arte in Europa, segnando un momento cruciale nel discorso artistico e curatoriale contemporaneo. Il 2022 è stato infatti l’anno in cui ruangrupa, un collettivo di artisti nato nel 2000 a Jakarta, è stato nominato Direttore Artistico della quindicesima edizione della mostra d’arte quinquennale tedesca. Documenta si è posizionata sin dalla sua prima edizione del 1955 come una mostra non incentrata esclusivamente sul mercato dell’arte, ma bensì dedicata alla ricerca e alle pratiche artistiche socialmente impegnate. Per la prima volta nel 2022, la Direzione Artistica è stata affidata a un collettivo di artistə, e per la prima volta ha visto la partecipazione di artistə indonesianə. ruangrupa ha presentato a Kassel il proprio metodo, chiamato “lumbung”. Affonda le sue radici nella tradizionale pratica agraria indonesiana di conservare il surplus di riso raccolto in un granaio comune, al fine di ridistribuirlo tra le famiglie in base alle necessità, attraverso un processo decisionale comunitario. Questa metafora agraria è stata applicata dal collettivo al campo dell’arte e della cultura contemporanea, diventando il metodo per la co-creazione processuale di un’infrastruttura rizomatica e orizzontale, strutturata in nodi interconnessi tra loro. Questa “struttura di strutture” ha raccolto più di 1.500 artistə e collettivi durante i 100 giorni della mostra. Riunendosi attraverso i “Majelis” (assemblee) per collaborare e organizzarsi insieme, lə artistə partecipanti, il team artistico e curatoriale, si sono concentrati in particolare sulla creazione di una rete di solidarietà “Sud-Sud”, “ancorandola”1 all’ecosistema locale”2 di Kassel e aprendo al contempo connessioni con vari artisti e collettivi europei. Charles Esche ha definito documenta fifteen “la prima mostra del XXI secolo”3, ma nel contesto italiano l’impatto e la rilevanza di questa mostra hanno iniziato solo recentemente a essere compresi e riconosciuti. La Biennale di Jakarta del 2024 (Jakarta Biennale 2024) è un caso interessante per comprendere come questa metodologia possa ispirare anche artistə, curatorə e operatorə culturali attivə nel contesto italiano, offrendo un esempio pratico di organizzazione, gestione e pratica curatoriale comunitaria. Avviata nel 1974 da un gruppo di artistə attraverso il Dewan Kesenian Jakarta (Consiglio delle Arti di Jakarta), Jakarta Biennale ha avuto un percorso travagliato a causa del sostegno economico instabile da parte delle istituzioni e delle difficoltà nel ricevere un adeguato riconoscimento. Annullata in diverse occasioni, nel 2024 ha finalmente assunto una forma organizzativa più indipendente e flessibile4. Le discussioni intorno al suo cinquantesimo anniversario hanno favorito il ritorno allo spirito iniziale della mostra, concepita come spazio per artistə, e portando alla costituzione del “Majelis Jakarta”. Il concetto di “majelis” è strettamente legato al concetto di “lumbung”5. Come affermato in In The Process of Becoming: Reflections from The Innards of Jakarta Biennale 20246:

TrotoArt, Prakarsa Rupa Jakarta, acrilico su tela, fotografia di Jakarta Biennale Archive, 2024
“Il significato o l’essenza di un majelis (assemblea) non è chi è presente, ma la dinamica della conversazione e del processo decisionale collettivo. Ciò significa che dobbiamo considerare il “majelis” prima di tutto come un verbo e non come un sostantivo. Quindi, ciò che conta in secondo luogo è la dinamica della conversazione e la dinamica del processo decisionale congiunto, non quali entità partecipano o sono membri dell’assemblea, come se fosse un sostantivo. Naturalmente, ancora una volta, il processo e chi ne fa parte non possono essere separati. Ciò che intendo dire è che l’attenzione deve essere posta al primo posto nel processo. Il mio sospetto è che, considerando il “majelis” come un verbo, lo stiamo lentamente affinando come “metodo”; considerandolo come un sostantivo, lo stiamo lentamente riducendo a una merce”.
Majelis Jakarta è stato formato da collettivi artistici con diversi background ma uniti dalla volontà di sperimentare il metodo lumbung e forme di partecipazione equa, ispirate dalla pratica del gotong royong7. La “struttura di strutture” generata dal metodo lumbung e dal majelis come forma assembleare, è aperta a molteplici letture e interpretazioni. Come affermato in In The Process of Becoming: Reflections from The Innards of Jakarta Biennale 20248:
“Si potrebbe sostenere che sia il primo passo in un processo di collaborazione tra questi collettivi che fanno parte del Majelis Jakarta. Questo processo è descritto da Ibrahim Soetomo come “…la formazione di un supercollettivo, un grande collettivo che contiene collettivi, all’interno del quale ci sono anche collettivi che contengono collettivi, ad esempio Gudskul Ekosistem. Collettivo, che contiene collettivo, che contiene collettivo“9. Preferisco chiamare questo fenomeno meta-collettivo10. I meta-collettivi, come affermano Martin Suryajaya et al., esistono a causa della “…necessità di consolidare la diversità degli spazi alternativi in una piattaforma di collaborazione”11. Inoltre, Suryajaya et al. sottolineano che il processo di diventare un meta-collettivo è una necessità per il percorso dell’ecosistema artistico che chiamiamo “collettivo”. È la conseguenza di un modello di collaborazione, un modello di cooperazione reciproca, al fine di raggiungere un obiettivo comune “12. Jakarta Biennale rappresenta l’esempio pratico di una biennale che, attraverso un processo di risignificazione e riorganizzazione collettiva, è riuscita a riposizionarsi nel discorso artistico contemporaneo come spazio di possibilità e collaborazione. È il paradigma che deve essere ripensato. Soltanto dopo l’apertura di nuovi playground per pratiche di condivisione, le forme di “lumbung”, di co-making e co-creazione potranno iniziare a germogliare nuove parole in grado di rispondere alla domanda: “Come vogliamo vivere insieme?”.

Puji Lestari/Gunungkidul, Yogyakarta x Alyakha Art Center/Sentani, Papua, Tom dan Regi, legno linggua, fossile di ironwood, corteccia e pittura acrilica, fotografia di Jakarta Biennale Archive, 2024
Note
1. Per un breve approfondimento su questo e altri Lumbung Values: https://documenta-fifteen.de/en/glossary/.
2. Come riportato nella sezione Glossary del sito web di documenta fifteen: «Ekosistem è il termine indonesiano che indica l’ecosistema, sviluppato in riferimento al concetto ecologico di ecosistema, ma non sinonimo di esso. “Ekosistem” o “ecosistema” descrive strutture di rete collaborative attraverso le quali vengono condivisi e collegati conoscenze, risorse, idee e programmi».
3. C. Esche, The First Exhibition of the Twenty-First Century—Lumbung 1 (Documenta Fifteen), What Happened, and What It Might Mean Two Years On, in «Australian and New Zealand Journal of Art» 24, no. 1, 2024.
4. B. Tukan, In the Process of Becoming: Reflections from The Innards of Jakarta Biennale 2024, in Curatography. The Study of Curatorial Culture, ISSUE 8 ISSUE 14 Curating and Re‑public / Re‑commons, 2025.
5. E. Kent, Contemporary Jakarta: A Tale of Two Art Events, in «Art and Australia», 59, No. 2, 2025.
6. B. Tukan, In the Process of Becoming…, Op. cit.
7. «Il termine “gotong royong”, familiare agli indonesiani, è usato in giavanese per tradurre “gotong” (sollevare) e “royong” (insieme). Ciò significa sollevare qualcosa insieme, lavorare insieme e prendere o concordare collettivamente una decisione.» S. Naema Sipa, Gotong Royong, https://esi.kemdikbud.go.id/wiki/Gotong_Royong, (08/01/2025).
8. B. Tukan, In the Process of Becoming…, Op. cit.
9. Ibrahim Soetomo, Jakarta Biennale 2024: Pemaknaan Seni dan Kolektif yang Memancing Tanda Tanya, 2025, whiteboardjournal.com.
10. B. Tukan, In the Same Soil-Water, Different Seasons: The Emergence of Art Collectives in the Discussion of FIXER 2021, in Spelling FIXER 2021: Readings of Indonesian Art Collectives in the Last Ten Years, ed. Bagus Purwoadi, Yayasan Gudskul Studi Kolektif, Jakarta 2021.
11. M. Suryajaya, N. Ina Raseuki, A. Zahrawan, Kolektif dan Menjadi Kolektif: Evolusi Wacana Kolektif Seni Rupa di Jakarta, in «Jurnal Masyarakat dan Budaya», Volume 25, No. 1, 2023.
12. B. Tukan, In the Process of Becoming…, Op. cit.
