l’ibridazione tra naturale e artificiale nell’estetica post anatomica della performance contemporanea

di Andrea Giomi

Facendo eco ad alcuni concetti chiave del nuovo materialismo femminista, e in particolare alla nozione di intra-azione (Barad 2007), le forme performative tecnologiche contemporanee sembrano concepire sempre di più la tecnica come un mezzo per sollecitare l’emergere di corporeità ibride che integrano le agentività non umane (artificiali, animali, vegetali, inorganiche) nel loro ecosistema. I lavori sulla “intercorporeità” di Isabelle Choinière, le performance-installazioni di Jaime Del Val sulle ecologie post-queer, le performance di Marco Donnarumma e Margherita Pevere che coinvolgono l’IA proponendo un approccio critico alla politica dei corpi, fino alle creazioni intermediali di Isabelle Van Grimde che incoraggiano una visione futurista femminile dell’ibridazione corpo-tecnologia, sembrano tendere in questo senso verso un’estetica post anatomica, termine che abbiamo introdotto per descrivere una rappresentazione anatomica in cui il corpo diventa irriconoscibile, solo quasi leggibile, non ha un’anatomia chiaramente definita, non ha un sesso e un genere binari, non ha un’umanità riconoscibile, prolifera in molteplici specie, è un elemento in divenire e inorganico (Giomi, 2023). Così come il post-umanesimo rivendica la fine  dell’antropocentrismo (Braidotti 2013), l’estetica post anatomica si riferisce a un insieme di strategie percettive e mediali volte a decostruire le rappresentazioni anatomiche antropocentriche ed eteronormative. In questo senso, l’anatomia è qui considerata come un dispositivo disciplinare, un filtro percettivo e cognitivo che ci permette di vedere, rappresentare e concettualizzare la corporeità secondo una particolare griglia normativa, spesso associata ad un presunto modello universale di umanità (il modello cis-eteronormativo dell’uomo bianco europeo abile) che nega le innumerevoli specificità umane – di colore, genere, abilità, movimento, pensiero, cultura. Questa tendenza estetica implica pratiche sensibili di percezione, movimento, ascolto e visione, materialmente engagés.La performance Huracan (2021), realizzata con Loredana Tarnovschi e Sofia Casprini, nasce dal desiderio di riflettere su temi come la nascita, la distruzione e la trasformazione, proponendo una genesi del corpo che unisce danza, arti visive, suono e creazione digitale. Le tecnologie giocano un ruolo cruciale definendo il regime di trasformazione del corpo che, immerso nell’ambiente interattivo, reagisce, cambia ed esplora nuovi schemi percettivi. Il suono, generato in tempo reale dall’attività muscolare della performer, agisce come vettore di trasformazione permettendo una riorganizzazione del corpo che, sottoposto a nuovi stimoli sensoriali, esplora le forme emergenti dell’anatomia, costantemente fluida e metastabile. La performance procede così attraverso cristallizzazioni temporanee in cui i tre “tableaux” presentano un focus su forme plastiche più definite, talvolta ispirate a figure totemiche, talvolta attraversate da riferimenti alla materia organica e al mondo animale, in cui emergono ricordi di anatomie umane. Il filo conduttore è la lotta che il corpo ingaggia con il suolo, con la forza di gravità che gli permette di acquisire una verticalità nello spazio. Ogni momento definisce un modo diverso di declinare questo rapporto, in cui il corpo, costantemente esposto all’alterità, si contrae, vibra, collassa fino alla progressiva rottura. Il processo d’ibridazione a cui sono esposti i corpi della danzatrice, suggerisce quindi l’apertura ontologica dell’organismo a una dimensione post-umana, in cui la centralità antropica viene riposizionata all’interno di un ecosistema più ampio dove proliferano creature xenomorfe. L’unica concessione all’aspetto umano è l’emergere, sotto traccia, di anatomie esplicitamente femminili, la cui dimensione plastica rimanda a un passato immaginario che contempla cyborg e chimere, e che fa della memoria di genere il dispositivo poetico per concepire un mito delle origini e un terreno critico per il contemporaneo.

Bibliografia

K. Barad, Meeting the Universe Halfway: Quantum Physics and the Entanglement of Matter and Meaning.
Duke University Press, 2007. 
R. Braidotti, The Posthuman. Polity Press, 2013.
A. Giomi, De l’intermédialité au nouveau matérialisme. L’esthétique postanatomique pour la scène contemporaine,
in Journées d’informatique théâtrale (JIT ’22), Lyon, FR, 2023.

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