Il naturale artificio della musica

di Igor Sciavolino 

Parlare di “naturale” in musica è davvero arduo. Forse è più semplice parlare di “artificiale”. Tra tutte le arti – già “artificiali” di per sé, perché prodotti della creatività umana –, la musica è forse quella che ha meno elementi “naturali”. È semmai un prodotto del tutto astratto. Dagli strumenti musicali – gli “attrezzi” per produrre i suoni – fino alle strutture compositive – le “architetture” in cui organizzare i suoni, che siano esse sinfonie o canzoni, madrigali o drone texture minimali – non c’è nulla in musica che possa essere rintracciabile anche in astrofisica o nei fenomeni naturali, nel mondo animale, vegetale, minerale: insomma, in natura. 
Al limite possiamo rintracciare giusto dei paragoni o delle similitudini con quello che consideriamo natura. È quello che fanno i musicisti quando cercano di imitare suoni o forme della natura e riprodurle in musica. I risultati migliori, di fatto, sono ottenuti con i mezzi e i metodi più artificiali (o “artifiziosi”, come avrebbero scritto i teorici della musica europea di qualche secolo fa) a disposizione dei musicisti, ma producono suggestioni più che riproduzioni fedeli della realtà naturale. La musica ha dunque una tale capacità di astrazione da riuscire a costruire strutture sonore così ingegnose e sofisticate da suggestionare efficacemente gli ascoltatori, e resistendo pure alla prova del tempo certe volte. A questo risultato la musica arriva toccando le corde emotive e, soprattutto e quasi sempre, parlando di altro e di più: un altro che va ben oltre il modello “imitato”.
Qualche esempio arcinoto, direi pure banale, ma efficace: dai primi quattro Concerti per violino e orchestra della raccolta Il cimento dell’armonia e dell’invenzione di Antonio Vivaldi (tutti li conoscono più semplicemente come le Quattro stagioni) agli Oiseaux Exotiques di Olivier Messiaen, con tutto quello che c’è stato in mezzo, prima e dopo. [qrcode1]
La musica più “artificiale” in assoluto è considerata da tutti la musica elettronica, per lo meno secondo l’immaginario collettivo di questi ultimi cento anni, da quando nel 1920 fu inventato il Theremin e nel 1928 le Onde Martenot: strumenti elettronici = “artificiale”, strumenti acustici = “naturale”. Questa sedicente “naturalità” si spiega forse per via dei materiali con cui sono costruiti (legni, pelli, corde, metalli) o forse perché per suonarli è necessario il gesto del suonatore ben visibile agli occhi dell’ascoltatore, quasi un “corpo a corpo” del musicista con lo strumento.

E la voce umana? Il canto? Quale strumento musicale può essere considerato più naturale di questo? 
In verità, i suoni estremamente organizzati e sofisticati che il nostro apparato fonatorio riesce a emettere sono frutto di un pensiero e un esercizio altrettanto organizzato e sofisticato. Ma anche gli oggetti d’uso quotidiano o industriale – funzionanti o rottami che siano – possono essere letteralmente suonati come strumenti musicali, generando un interessante gioco di specchi tra “artificiale” e “naturale”, soprattutto quando sono affiancati da strumenti veri e propri, magari acustici, come un pianoforte (prodotto di alta ingegneria meccanica, peraltro). [qrcode2]
La musica che impiega i campionamenti digitali (dai suoni ambientali alle voci, da strumenti acustici, ai rumori di macchine e strumenti di lavoro) miscela con grande naturalezza l’artificiale con il sedicente naturale, il “vero” con il “falso” ovvero il “finto”, ma risultando sempre molto convincente: più vera del vero. [qrcode3]
Il ribaltamento speculare avviene quando si suonano strumenti acustici e/o elettroacustici imitando frasi e timbri come si costruiscono tipicamente nei sequencer MIDI dei computer: il naturale che imita l’artificiale. [qrcode4]
A una musica realmente e totalmente artificiale ci penserà una qualche IA in grado di creare musica ex novo senza che rimastichi materiale esistente. Il suo contrario sarà l’improvvisazione: musica “naturale” perché fatta da esseri umani che interagiscono tra loro in tempo reale. Difficile immaginare macchine IA capaci di improvvisare e di mettersi continuamente in gioco tra loro in maniera artisticamente convincente.

Articoli consigliati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *