Installazione interattiva

testo e immagini di Mattia Pirandello

Natura morta è un’installazione interattiva esposta per la prima volta nel 2015 in occasione del Rural Emotion Fest (un festival per la valorizzazione e promozione del territorio rurale), presso il Castello di Mezzojuso (PA). L’opera è costituita da tre ramificazioni vegetali che “tornano in vita”, producendo suoni in risposta all’interazione tattile dei fruitori. I sensori replicano la forma degli arbusti, come se fossero stati innestati in tre alberi naturali delle infiorescenze artificiali, al fine di mimetizzare l’apparato sensibile con la morfologia dell’elemento vegetale. Il titolo attinge allo stereotipo classico della composizione in ambito pittorico che, in questo caso, esce fuori dal quadro, acquisendo la terza dimensione per diventare tangibile attraverso i sensi del tatto e dell’udito. Natura morta è ideata e realizzata da Mattia Pirandello, il sound design delle reazioni acustiche ed il paesaggio sonoro diffuso in sottofondo sono a cura di Giovanni Magaglio, la documentazione fotografica è di Sergio Barbàra e quella video di Piero Consentino. Ripercorrendo cronologicamente le tappe che descrivono il processo creativo dell’opera, dalla sua concezione alla messa in scena, è possibile improntare alcune riflessioni attorno al binomio “naturale/artificiale”.

IL VENTO CREATIVO – RACCOLTA

In primo luogo, il fenomeno che dà forma e sostanza all’idea dell’installazione è di origine naturale: una straordinaria tempesta di vento e grandine colpisce la città di Palermo spezzando diversi alberi e ricoprendo le strade di rami. Questo rende possibile il reperimento della materia prima utile alla realizzazione del progetto, pertanto è sufficiente cogliere i resti della tempesta dalle strade della città.

IL VENTO CREATIVO – FIORI D’ARTIFICIO

I resti vegetali raccolti sono selezionati e innestati con dei sensori a trasduzione magneto-dinamica, creati artigianalmente dai resti di componenti elettronici come bobine, cavi, magneti, ecc. La capacità ricettiva di tali sensori è estesa dalle infiorescenze artificiali che fungono da interfaccia trasformando le vibrazioni meccaniche, prodotte dall’interazione reale, in segnale elettrico a bassa tensione.

L’EVENTO DISTRUTTIVO – CORTEO FUNEBRE

L’artefatto, una volta composto, è trasferito nel luogo dell’esposizione. Occorre un furgone perché l’installazione, per quanto leggera e priva di valore materiale, è molto fragile: di fatto, spostarla dal luogo di origine a quello di approdo rappresenta l’unica spesa di produzione. Tuttavia emerge una complicazione dall’uso di un mezzo di trasporto ingombrante all’interno del piccolo paese adattato alla naturale conformazione di una montagna.

L’EVENTO DISTRUTTIVO – LA MESSA IN HABITAT

Quando gli abitanti comprendono che Natura morta risponde alle loro sollecitazioni, nonché quale sia il proprio ruolo in quanto “animatori”, divampa un acceso dialogo tra gli artefatti esposti ed un nuovo vento che gradualmente, nel corso dell’esposizione, consuma materialmente l’opera. Una seconda calamità dunque, di origine artificiale, rappresentata dal naturale entusiasmo del pubblico più giovane, ristabilisce il disordine compiendo il ciclo vitale dell’opera. Natura morta è morta.

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