Internazionalizzare formazione e ricerca artistiche 

Per favorire la creazione di reti solidali e un futuro sostenibile 

Dialogo con Salvo Bitonti
Direttore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

The INAR – Italian Network of Artistic Research project, promoted by the Accademia Albertina within the PNRR “Rinascita” program, stands among the most significant Italian initiatives dedicated to the internationalization of artistic education and research. With funding exceeding 3 million euros, INAR aims to build a network of cooperation and dialogue between AFAM institutions and research centers worldwide, fostering interdisciplinary paths and a shared lexicon for artistic research. The project will culminate in 2026 with ARWE – Art Research World Expo, an international event to be held in Turin, inspired by the keywords of Expo Osaka 2025: Save the World, Connecting Cultures, Empowering People. For Salvo Bitonti, art is a regenerative and prophetic force, capable of uniting humanistic, scientific, and technological knowledge to envision a sustainable future. In an age marked by ecological and humanitarian crises, artistic education plays a crucial role: awakening critical thinking and restoring young people’s confidence, while reaffirming art’s ethical and transformative function. Bitonti envisions academies not only as places of learning but as “transformative institutions”—capable of fostering awareness, solidarity, and change.
Il tema monografico del volume R-esistenze 2025-26 è Save the World / Connecting Cultures, che trae ispirazione dal concept dell'esposizione universale di Osaka e del prossimo evento internazionale ARWE (Art Research World Expo), organizzato dall'Accademia Albertina per marzo 2026, nell'ambito del bando del MUR per “Rinascita”, progetti PNRR dedicati all’internazionalizzazione delle Istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale e vinto anche dalla nostra Accademia. Come nascono il titolo e il concept di questo progetto molto importante e ambizioso?

Salvatore Bitonti – Nell’estate del 2023 sono stati allocati i fondi del PNRR per l’istituzione dell’Alta Formazione Artistica Musicale, e Arte Drammatica. Il Ministero ha varato un bando per uno stanziamento di 400 milioni complessivi sul tema dell’internazionalizzazione per le istituzioni dell’AFAM. Il tema, credo, sia stato scelto sulla base di una sempre maggiore necessità di internazionalizzazione delle nostre Istituzioni e competitività all’estero, non disgiunto da un rinnovamento metodologico della ricerca artistica. L’aspetto dell’internazionalizzazione, ovvero l’ampliamento della presenza di studenti stranieri e della ricerca artistica contemporanea d’avanguardia in linea con i movimenti più avanzati dell’arte, è presente da tempo nelle nostre istituzioni artistiche: musicali, coreutiche, d’arte drammatica e del design. Tali istituzioni hanno sempre esercitato una forte attrazione per gli studenti stranieri provenienti soprattutto dai paesi asiatici, ma non solo. Si è pensato di rafforzare l’internazionalizzazione per rendere le nostre istituzioni sempre più competitive dove la concorrenza è molto forte, soprattutto da parte dei paesi anglosassoni. Ricordiamo che le tradizioni culturali, umanistiche e artistiche italiane, sono da sempre un prestigioso punto di riferimento per chi voglia intraprendere studi artistici e musicali provenendo da paesi anche extra EU. Noi abbiamo partecipato al bando PNRR con un progetto complessivo che ha inteso collegarsi anche alla rete internazionale della ricerca, cercando di cogliere la nuova opportunità dell’attivazione dei dottorati di ricerca, finalmente ottenuti anche per le Accademie italiane, in modo paritario rispetto all’Università. Lo stanziamento concesso per il nostro progetto è notevole, di circa tre milioni e quattrocentomila euro. Ha per titolo complessivo INAR, acronimo per Italian Network of Artistic Research. Il progetto intende promuovere il patrimonio della ricerca artistica nelle istituzioni AFAM, attraverso i percorsi di ricerca interdisciplinari e rinnovare, confrontandosi con la ricerca di altri paesi, la linea di indagine artistica in Italia. È articolato in quattro work packages. 

Il primo è legato ad una rete semantica lessicale in cui si cercano delle varianti, ma anche delle invarianti attraverso una serie di studi e di ricerche sulla terminologia della ricerca artistica, che coinvolge artisti e docenti di tutta l’Italia, per creare una sorta di lessico o glossario della ricerca in Italia, ma proiettato in un ambito internazionale. Il secondo work package vuole realizzare una cartografia di tale terminologia attraverso il medium tecnologico di una piattaforma open source, che raccolga tutti gli elementi lessicali e semantici e li connetta fra loro, creando una sorta di cartografia digitale dove ogni termine è linkato in modo ipertestuale ad altri e all’insieme dei prodotti specifici della ricerca, testi, dichiarazioni, interviste, bibliografie etc. Il terzo work package è legato alla ricerca artistica in relazione alle frontiere della sostenibilità, in questo momento di transizione ecologica. Del quarto work package sono stato promotore, ho voluto usare il termine expo e più precisamente il titolo ARWE, ovvero Art World Research Expo. Questa Exposition, è sostanzialmente un momento di grande confronto, per comprendere verso quali orizzonti sta andando la ricerca artistica in questo momento storico così complesso. Nella società in cui viviamo, che come dice Bauman è una società liquida, dove non ci sono più certezze e situazioni stabili, l’arte, con la sua naturale attitudine alla ricerca, apre nuovi orizzonti e nuove possibilità di interpretazione, ma anche di supporto alla condizione umana. Riprendendo l’idea dei due festival FISAD (Festival Internazionale delle Scuole di Arte e Design), che riunivano tutte le discipline delle arti e dello spettacolo, organizzati e da me ideati per l’Albertina nel 2015 e nel 2019, ho pensato che questo format poteva fare un ulteriore salto di qualità, diventando un’occasione di esposizione e confronto della ricerca artistica internazionale, da qui nasce anche il titolo Art Research World Exposition. Una Expo che fa il punto della ricerca artistica internazionale e che vuole presentare anche gli esiti dei works in progress avviati quest’anno nella nostra Accademia attraverso le attività dei dottorati di ricerca, dei laboratori, workshop, convegni, con eventi e partecipazioni di alto profilo internazionale. L’idea dell’Expo non nasce come una grande vetrina, ma rispecchia il significato del termine sia latino che anglosassone di Exposition, cioè di esposizione “universale” momentanea illustrazione di percorsi e transiti artistici. Quindi, alcuni elementi che caratterizzavano il format organizzativo del FISAD, sono stati ripresi in questa chiave: invitare istituzioni, come accademie di belle arti, scuole di design, e scuole di performance, di cinema, danza e circo, già presenti nel 2015 e 2019. Ma oltre a questo abbiamo invitato una cinquantina tra le maggiori istituzioni artistiche europee ed extraeuropee. Coordinando poi la partecipazione di quindici accademie italiane e quattro istituti superiori per le industrie artistiche, con l’Accademia di Roma come capofila, al Padiglione Italia dell’Expo di Osaka del 2025, ho ritenuto che alcune keywords dell’evento di Osaka fossero molto importanti da utilizzare nel nostro quarto work package relativo ad ARWE. Le parole chiave sono: Save the World, Connecting Cultures, Empowering and Connecting People. Il titolo del progetto complessivo è Italian Network of Artistic Research, cioè la Rete italiana italiana della ricerca artistica. Una ricerca artistica non intesa come fine a sé stessa, ma fortemente legata alla storia umana, concepita come veicolo di evoluzione e di problem solving nell’ambito di una sinergia necessaria tra arte, scienza e tecnologia. L’interdisciplinarità è un elemento fondamentale: l’arte colloquia con le scienze teoriche e applicate, con la matematica, la medicina, l’ingegneria, l’architettura, eccetera, con tutti gli elementi che possono essere utili, nella cosiddetta era dell’antropocene, a costruire e applicare i differenti saperi per salvare la specie umana.

Per collegarci a queste tue ultime parole, il concept Save the World è una dichiarazione importante, ma anche molto impegnativa e che può sembrare in questo momento storico anche piuttosto utopica, visto che l'umanità sembra procedere nella direzione contraria, cioè Destroy the World...

SB – La lancetta dell’orologio virtuale, che segna quanti minuti mancano alla catastrofe totale dell’umanità, è sempre più vicina all’ora fatidica; alcuni scienziati dicono che stiamo superando il punto di non ritorno. Però la storia ci insegna che proprio nei momenti di massima difficoltà e di massimo pericolo deve nascere l’idea e la volontà della salvezza, una salvezza ovviamente laica. Lo ha scritto il grande poeta greco Ghiannis Ritsos, in un poemetto del 1970, appartenente alla raccolta Quarta dimensione, intitolato Elena e dedicato alla donna che è stata al centro della guerra di Troia, che ho anche trasposto in un cortometraggio. Proprio quando sembra che non ci sia più speranza ma si resiste, sorge l’idea di una possibile salvezza e si evidenzia la bellezza dell’umanità “Eppure – chissà –là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo” (Elena, Traduzione di Nicola Crocetti). Non dimentichiamo mai che noi siamo attraversati dalla Storia ma la Storia la facciamo noi. 

Questo è comunque un vizio dell'umanità: ridursi alle condizioni più disperate, vedi gli olocausti, i genocidi, le guerre, le dittature, che creano grandi tragedie e traumi collettivi costringendo poi gli uomini a pentirsi e cercare altre strade. Purtroppo però la storia si ripete perché la memoria dell'umanità è corta. In questo contesto che ruolo possono avere l'arte e la formazione artistica? Molti oggi minimizzano il ruolo dell'arte di fronte alle grandi questioni economiche e politiche internazionali, nei media l'arte è quasi sempre marginalizzata. Noi che siamo artisti, studiosi e docenti nell'ambito artistico crediamo invece nelle qualità comunicative, espressive ed emotive dell'arte, nella sua capacità di sensibilizzare le persone, di suscitare attenzione e riflessione, attivando le coscienze, però purtroppo non è un pensiero così diffuso e così dominante. Come si può rilanciare il ruolo dell'arte, che in molti momenti storici ha avuto un'importante centralità? 

SB – Pensare l’arte come marginale è un grave errore, perché essa è parte integrante dell’animo umano e della voce interiore dell’uomo. Come asseriva Kostantin Stanislavskij, “l’arte è dentro di noi.” Tutto ciò che è dentro di noi poi si proietta al di fuori. L’arte è una parte fondamentale della nostra società. In questo periodo notiamo una forte tendenza verso l’interdisciplinarità, c’è un continuo intreccio e scambio fra le arti e tutte le discipline che compongono lo scibile umano. Naturalmente, a differenza delle scienze razionalistiche, l’arte ha una dimensione profondamente legata all’irrazionalità. Come ci insegnano i classici, l’arte scaturisce dal caos, è espressione di un sentimento dionisiaco; ma ha anche un carattere “profetico”, sa anticipare il futuro, caratteristica che i greci associavano ad Apollo, il Lossia. L’istinto artistico nasce dal caos e dalla dimensione irrazionale dell’inconscio, che talvolta è in grado di intuire gli orizzonti del divenire, di immaginare qualcosa che non esiste ancora. Il valore dell’intuizione artistica oggi più che mai è riconosciuto anche in ambito scientifico. Leggevo tempo fa l’interesse del CERN, il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, a collaborare con gli artisti, proprio per la loro capacità di immaginare il futuro. 

In Accademia Albertina nel 2018 avevamo dedicato un convegno, una mostra e un catalogo proprio al tema “Immaginare il futuro. Arte e sostenibilità”, verificando come in questa prospettiva di immaginare il futuro, si manifesti sia una visione apocalittica, catastrofista, sia una visione costruttiva e salvifica, che ha come obiettivo, o come miraggio, un futuro sostenibile, sia rispetto alla questione ambientale sia rispetto ai diritti umani e alla pace. Nell'attuale contesto di grandi emergenze umanitarie e ambientali, il rapporto tra etica ed estetica è quindi assolutamente fondamentale e prioritario. Le giovani generazioni rivelano grande sensibilità per questi temi, però, nella maggioranza dei casi, sembrano spaventati, passivi e sfiduciati verso il futuro. Forse, proprio attraverso questi progetti interdisciplinari di intreccio fra saperi scientifici e pratiche artistiche, in funzione della sostenibilità e della solidarietà, possiamo risvegliare la fiducia dei giovani e stimolarli a riflettere ed agire. 

SB – Noi apparteniamo al sistema di alta formazione artistica e musicale, che fa parte del sistema universitario, e abbiamo a che fare con degli studenti che hanno superato il diploma di maturità e dovrebbero avere una base formativa importante. Purtroppo però registriamo da tempo una sorta di regressione culturale, di abbassamento dei livelli di conoscenze e di competenze, in gran parte dovuta alla semplificazione operata dai mezzi di comunicazione sulla realtà: i mass media e anche i social media disabituano al pensiero complesso, disabituano all’articolazione critica. Non promuovono cultura, ma semmai trasmettono degli input informativi veloci privi di approfondimento, in molti casi anche falsi o devianti. Bisogna quindi impegnarsi per riacquistare anzitutto l’elemento della capacità critica. Tutti i grandi artisti hanno avuto uno spirito critico verso il mondo e verso se stessi. Il pensiero filosofico ci fa capire che la realtà può essere interpretata solo attraverso un continuo confronto ed un approfondimento critico, che manca o è debole nelle nuove generazioni, mentre era molto forte nelle generazioni precedenti. Anche la maturità psicologica ed emotiva è ostacolata dalla mancanza di esperienze dirette, non mediate dal sistema della comunicazione, e appunto da un approccio passivo e acritico verso la realtà. Poi, intraprendendo un percorso di studi, ricerche e sperimentazioni, la situazione si evolve, ad esempio noi in Accademia notiamo una grande differenza tra il primo livello, il triennio, e il secondo livello, biennale, della formazione artistica. 

Infatti è importante orientare i corsi teorici, in particolare quelli sulla didattica e sulla comunicazione, nella direzione di un'apertura della mente e dello sviluppo del pensiero critico. Anche strumenti come “R-esistenze” sono nati in Accademia proprio come un'opportunità di riflessione e di scambio fra linguaggi e idee differenti, in chiave etica. Oltre a questo impegno per rigenerare e potenziare lo spirito critico, è essenziale anche rafforzare la fiducia per il futuro e la volontà di agire per il cambiamento, nel senso che oltre alla sua capacità profetica e critica l'arte ha anche una capacità di immaginare scenari diversi, altri mondi e modi possibili di vivere. Se si riesce a lavorare in questa direzione, le Accademie oltre ad essere istituzioni formative possono diventare anche istituzioni “trasformative”. E a proposito di un'Accademia “sensibile”, è stato molto apprezzata la Dichiarazione della Conferenza Nazionale dei Direttori delle Accademie di Belle Arti italiane approvata il 3 luglio 2025 (che pubblichiamo in questo volume) a proposito del genocidio dei palestinesi in corso a Gaza. Com'è nata questa iniziativa?

SB – Poiché la Conferenza dei Direttori non è impermeabile agli eventi della storia, in modo collegiale abbiamo approvato questo documento. Noi siamo un organismo che non ha una valenza giuridica, e anche se le Accademie tendono a non esprimere considerazioni politiche, abbiamo ritenuto necessario far sentire la nostra voce su questa tragica situazione che, per citare Nietzsche, è veramente “aldilà del bene e del male” ma senza forza filosofica; siamo al di fuori di una logica storica, si sta consumando un terribile paradosso temporale in cui le vittime del passato diventano carnefici del presente. Alla base, c’è una lunga e complessa storia che va attentamente studiata, però le risoluzioni che sono state prese al momento dal governo israeliano stanno causando una sofferenza enorme e ci sembrano assolutamente non essere in linea con il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani fondamentali. Questa tragedia immane ci riporta indietro nel tempo ad altre grandi sofferenze collettive come l’olocausto operato dal nazifascismo proprio contro il popolo ebraico e altre minoranze, così come le, spesso nascoste, sofferenze dei gulag staliniani.

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