di Nuvola Ravera
The contribution offers a critical and autoethnographic exploration of the work of Corpi Idrici (Genoa, 2021–), a collective operating between artistic research, speculative jurisprudence, and environmental activism. Through situated practices—such as somatic listening, sensitive walks along aquatic infrastructures, and affective cartographies—the collective has developed poetic-legal tools like the Charter of the Rights of Water Bodies, and has participated in international contexts including the European Water Confluence and Hydro Bodies Assembly (as part of Performing Europe). These experiences are examined here as opportunities to reflect on the limits and possibilities of shared representation for natural entities, and on the potential to imagine languages of transit between human and non-human subjectivities. The text investigates the frictions between artistic practices, activism, and ecological politics, focusing on the tensions among legal representation, forms of relation, and modes of care for living systems.
Nel 2021, a Genova, è nato Corpi Idrici1, collettivo transdisciplinare di ricerca artistica. Frutto dell’incontro tra artistə, attivistə, ricercatorə e scienziatə, ha scelto di volgere lo sguardo alla soggettivazione degli enti naturali seguendo le tracce del sistema fluviale cittadino. Questo frammento si muove in forma auto-etnografica, interrogando un ecosistema contraddittorio fatto di corsi d’acqua interrati, densità architettoniche e fragilità idrogeologiche. Le glossolalie del titolo, termine che in ambito rituale indica il parlare in lingue sconosciute o inventate, qui diventano un lessico idrico: la ricerca di una lingua franca provvisoria che abita gli spazi tra corpi e traduzioni imperfette. Da queste soglie sono nate pratiche situate: esplorazioni collettive, ascolti somatici, cartografie affettive, scritture condivise. Ne è derivata la Carta dei Diritti dei Corpi Idrici2, documento poetico-legale in continua trasformazione, attivato attraverso laboratori, performance e momenti di confronto pubblico. La postura del collettivo resta mobile: entra in risonanza con reti affini e divergenti, dialoga con istituzioni e comunità, tentando di tracciare un linguaggio comune là dove giurisprudenza ed ecologie affettive si incontrano e scontrano.
Grammatica idrica
Non prendiamo l’acqua come metafora, ma come grammatica gergale in divenire: instabile, rifrangente, atmosferica. Là dove svanisce il confine tra soggetto e paesaggio, tra carne e corrente, si apre una soglia linguistica. Chiamiamo questo tentativo di ri-conoscersi fra enti “giurisprudenza speculativa”. Michel Serres, nel Contratto naturale3, invita a ripensare il patto fra umano e non-umano: la Terra non come parte da dominare o proteggere, ma come co-istituente di un ordine giuridico. Da qui partiamo: dalla necessità di strumenti porosi e mobili, capaci di sostare in una conflittualità interna — tra bisogno di superare la normatività e di affermare e tutelare esistenze — per tentare il rischio di utilizzare anche il linguaggio del diritto come artiste: interrogare senza fissare, nominare senza possedere, dare voce sapendo che ogni traduzione è anche tradimento parziale. Una grammatica che non pretende coerenza, ma permette inciampi e deviazioni.
Domande in corso
Come si nomina, senza delimitarlo, un corpo idrico che muta costantemente confini? Chi parla per lei/ lui /esso/loro, con quali responsabilità? Che lingua può esistere fra umani e altre soggettività? È possibile una lingua franca di mutualismo ecologico? Quali procedure e restituzioni sono all’altezza dei suoi ritmi?
Abbiamo imparato che una presunta soggettività dell’acqua non chiede solo rappresentanza, ma accompagnamento reciproco. Lo abbiamo appreso attraversando condotti deviati, foci tombate, scolmatori ipogei, acquedotti dimenticati; paesaggi sonori e olfattivi fatti di edilizia, piante sradicate, selve marginali, cantieri e pozze segrete. Il Rio Molinassi, di cui abbiamo visto in fieri la deviazione della sua foce e la sua sepoltura, ci ha restituito rovine recenti del proprio corso interrato; il Bisagno4, già incanalato e disciplinato, sputa fango e memorie di trasformazioni forzate del suo alveo; lo scolmatore del Fereggiano, tempio idraulico di prevenzione e oblio, ha il sapore tecnico e claustrofobico della preservazione. Camminare con questi luoghi è stato come toccare un sistema nervoso scoperto. L’idrosomatica5 di Astrida Neimanis6 ci ricorda che non “sentiamo” l’acqua da fuori: ogni percezione è co-implicata, il corpo è parte della rete. Da qui i nostri protocolli di ascolto collettivo, esercizi di attivazione dei sensi in cui non c’è un fuori da cui osservare.
Proseguendo lungo queste trame idriche, il passo ci ha condottə al quartiere Lagaccio7, dove l’incontro con Con i piedi per terra8 ha intrecciato le nostre ricerche con le loro pratiche di resistenza situata. Ci siamo contagiatə e attraverso una serie di studi e laboratori teorici e sensoriali, abbiamo insieme interrogato, seguendo la loro traiettoria, il progetto di costruzione di una funivia su terreno idrogeologicamente instabile, che secoli fa soffocò un lago artificiale — da cui il nome stesso del quartiere. La toponimia, qui, può diventare battaglia: restituire nomi a impluvi e tracce sommerse è gesto di resistenza. Non per produrre dati, ma per rendere visibile l’instabile, toccare le fratture: tra chi abita, chi resta invisibile, chi non ha voce.
Confluenze. Diplomazia delle acque
Dal 2024 partecipiamo alla Confluence of European Water Bodies9, rete transnazionale che riunisce decine di collettivi, artistə, attivistə e ricercatorə intorno alla rappresentanza collettiva degli ecosistemi acquatici10. Ogni edizione è un pluriverso, un parlamento idrico provvisorio – riunitosi la prima volta nel Mar Menor (2023), poi a Venezia (2024) e nei Paesi Bassi tra Amsterdam e Bergen (2025). A Bruxelles, all’atto della sua nascita, la Confluence ha diffuso il manifesto To the People of Europe11, appello per il riconoscimento dei diritti ecosistemici e per una rappresentanza che ricolleghi ecosistemi umani e acquatici. Il nostro contributo, come acque di Genova, pone in luce un attrito, per noi evidente: nervi scoperti tra glossolalia e documento tecnico, tra gesto artistico e atto giuridico. Queste frizioni non andrebbero armonizzata ma ospitate: lentezza idrica accanto a urgenze normative, divergenze mantenute visibili come segnaletica di responsabilità.
Tempi disallineati
Questa postura critica si è ben chiarita nell’esperienza di Hydro Bodies Assembly12: Il programma, inscritto nelle logiche istituzionali di bandi europei, ci ha chiesto di rispettare scadenze serrate, milestone precoci, indicatori di impatto in restituzioni misurabili. E i ritmi dell’acqua restavano altrove: il tempo del progetto esibito non coincideva con il tempo idrico. Solo quando abbiamo potuto rallentare, aprire micro-forum locali, riscrivere le pratiche insieme a chi abita i bordi, l’assemblea ha trovato respiro. Ma la tensione è rimasta evidente.
L’ urgenza di consegne a sfavore delle richieste di relazioni ecologiche impongono una documentazione continua per estrarre valore simbolico, ponendo a rischio trasformazioni socio-geografiche, anche minime ma reali; così, l’etica dichiarata può perdersi in una produzione di atti, moduli e pratiche sempre esposte.
Limiti della forma-legge
La nostra Carta si ispira alla forma dichiarativa che, come nel caso dei diritti dei minori, ha segnato il passaggio dal bambino come oggetto a soggetto di diritto. Traslare questi principi alle acque significa immaginare guardianie situate, mandati rotanti, co-firme comunitarie e soglie di non-rappresentazione, quando tacere è più etico che ventriloquiare. Altri documenti, come la Déclaration des Droits de l’arbre13, hanno mostrato la difficoltà e insieme la necessità di descrivere l’oggetto-futuro-soggetto14, superando la mera monumentalità. Casi extraeuropei rafforzano questo orizzonte: in Aotearoa il fiume Whanganui è persona giuridica con due tutori radicati nel kaitiakitanga15; in Colombia la sentenza T-622/16 sul Río Atrato lega popoli locali ed ecosistema; in Ecuador la Costituzione (2008) riconosce i diritti della Pacha Mama; in Bangladesh (2019) i fiumi sono “entità viventi”. In Europa, la Ley 19/2022 sul Mar Menor mostra la potenza e al tempo stesso la vulnerabilità di simili riconoscimenti: senza comunità coese e dispositivi adeguati, la norma rischia di restare lettera morta (Marella)16. Il nostro confronto con questi casi tenta di essere critico più che imitativo: anche la scrittura della Carta si muove sempre tra le crepe. I suoi diritti — alla relazione, alla continuità del flusso, al nome proprio, alla tutela sensoriale — non sono leggi ma linee di tensione, punti di discussione e partenza, per interrogarci su quali tradimenti continuiamo a compiere, pur nel desiderio di preservare o concedere diritto. La Carta può allora diventare metronomo: per registrare discrepanze, fallimenti, tempi che non coincidono.


Scrivere nel flusso
Scriviamo da una postura che non garantisce nulla. Nessuna carta può contenere il vivente, nessun dispositivo può anticiparne l’impatto. Non sappiamo parlare per i fiumi, ma abbiamo tentato di farci attraversare: inventare linguaggi di convivenza, lasciarli parlare con noi e anche contro di noi se necessario. L’acqua non chiede consenso, ma trasformazione. Se la nostra Carta può funzionare come strumento temporaneo e cangiante, è perché ipotizza effetti minimi e concreti: una nuova relazione affettiva con un corpo idrico, un toponimo restituito, una scala ripristinata, un argine praticabile, la proposta di un forum sempre aperto, una riunione convocata perché una comunità cerca parole migliori in nuove forme linguistiche.
Quando non funziona, speriamo lasci almeno una lingua più attenta e una rete più esigente. È qui che poesia e immaginario servono alle norme: non per decorarle, ma per allargarne il respiro, introducendo procedure mobili capaci di ospitare conflitti e immaginazioni istituzionali. Tra dighe e scolmatori, tra alghe, effluvi, contratti e archivi, il lavoro resta preparare condizioni: tempi, garanzie, ascolti, documentazioni non estrattive. Se l’acqua è grammatica, la cura è sintassi: accordare differenze senza ridurle. Il resto è lavoro lento: camminare le sponde, cambiare idea, tenere aperta la domanda che ci attraversa ogni volta: chi custodisce chi?

Bodies of Water. Charter of Rights, versione grafica alterata del documento poetico-legale scritto da Lucia Bergamaschi, Anna Daneri, Nuvola Ravera e Nicolò Servi, utilizzato come strumento di speculazione e dibattito sulla possibilità di attribuire diritti ad enti acquatici.
Note/link/testi citati
1. Il collettivo si è formato in occasione del bando “Atlante degli immaginari” promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli con Forevergreen.fm come partner. Attualmente composto da: Lucia Bergamaschi (avvocatə e artistə); Gaia Cambiaggi (fotografə); Anna Daneri (curatorə); Matteo Manzitti (compositorə); Anna Positano (fotografə e videomaker); Nuvola Ravera (artista/ricercatorə); Nicolò Servi (giardinierə/esploratorə urbano): https://corpiidrici.it/.
2. Redatta a Genova nel 2021 da Corpi Idrici come esito di workshop e pratiche collettive legate al paesaggio idrico urbano. È stata presentata per la prima volta all’interno di Corpi Idrici. Sinfonia da una città, Fondazione Feltrinelli, Milano 2021, e successivamente al Teatro Nazionale di Genova come proclama performativo. La Carta è stata inoltre integrata come elemento testuale nella mappa interattiva Immerse (2022), realizzata con il Goethe-Institut e Zones Portuaires Genova: https://medliq.art/immerse/it/.
3. M. Serres, Il contratto naturale [1990], Feltrinelli, Milano 1991.
4. Principale torrente di Genova, lungo circa 25 km, più volte esondato e oggetto di lavori di rettificazione e copertura. La tombatura parziale, avviata durante il fascismo (1930–35), trasformò l’alveo in un canale rettilineo celebrato come opera di modernizzazione. Interventi successivi di canalizzazione e contenimento hanno inciso profondamente sulla morfologia della valle, aggravando le fragilità idrogeologiche e il rischio alluvionale.
5. A. Neimanis, Bodies of Water: Posthuman Feminist Phenomenology, Bloomsbury Academic, London 2019.
6. Neimanis introduce l’idrosomatica come pratica femminista postumana per pensare i corpi a partire dall’acqua. Non semplice sostanza, ma medium relazionale che attraversa e compone tutti i corpi, rendendoli interdipendenti. L’idrosomatica rovescia la separazione fra soggetto e ambiente: i corpi sono flussi porosi, reti permeabili, e la percezione stessa è già situata in questa interconnessione.
7. Quartiere collinare di Genova sopra la stazione di Piazza Principe, prende il nome da un bacino artificiale costruito per le fontane del Principe del XVII secolo poi prosciugato negli anni Settanta. Segnato a lungo da usi militari (polveriera, caserma Gavoglio), oggi conta circa diecimila abitanti ed è al centro di pratiche civiche e progetti di riqualificazione.
8. Comitato cittadino nato a Genova contro la costruzione della funivia di Forte Begato, attivo con manifestazioni, assemblee e pratiche di cittadinanza nei quartieri Lagaccio, Oregina e San Teodoro. Ha promosso azioni di sensibilizzazione e ricorsi istituzionali. Documenti e materiali sul sito “No Funivia Genova”: sites.google.com/view/nofuniviagenova/home.
9. Rete transnazionale fondata nel 2023, con incontri annuali per condividere pratiche di diplomazia idrica, ecologie e diritti ambientali. Sito ufficiale: water-bodies.eu.
10. Corpi idrici coinvolti nella European Water Confluence (ordine alfabetico): Akerselva; Baltico; Dogger Bank; Drina; Genova Waters; Irish Sea & Liffey; Klarälven; Laguna de la Janda; Laguna di Venezia; Loire; Maas; Mar Menor; Mediterraneo; North Sea; Odra; Oslo Fjord; Ouse; Reuss; Reno; Rodano; Snæfellsjökull; Spree; Tagliamento; Tavignanu; Tejo; Ticino; Vättern; Viskan; Vistola; Zenne.
11. Proclamazione inaugurale del 18 settembre 2023, davanti al Parlamento Europeo con l’intervento di Marie Toussaint (MEP) ed Erena Rhöse, māori di Aotearoa. Il manifesto è stato presentato non solo come testo politico, ma come atto performativo di “unione dei corpi idrici” d’Europa, segnando un legame con genealogie globali di riconoscimento giuridico delle acque e con le lotte indigene per i diritti dei fiumi.
12. Hydro Bodies Assembly si è sviluppato nell’ambito di Performing Europe, in collaborazione tra il collettivo, Forevergreen (IT), iii (NL), Tenthaus (NO) e Cashmere Radio (DE), articolandosi nell’incontro di pluralità di voci, lotte e ricerche che confluiscono in un formato ibrido e performativo radiofonico. A Genova ha coinvolto gli spazi: Caserma Gavoglio, Panorama e il Circolo della Fratellanza Artigiana.
13. Questo riferimento è emerso dal dialogo con Lucia Bergamaschi, componente del collettivo, nel percorso che ha portato alla scrittura della Carta dei Diritti dei Corpi Idrici e al testo Le cose possiedono le cose. La Dichiarazione, adottata in Francia nel 2019 dall’associazione A.R.B.R.E.S., riconosce all’albero diritti fondamentali (crescere, svilupparsi, compiere il proprio ciclo vitale) e invita a superare una visione puramente monumentale o ornamentale. Ha offerto un precedente utile per riflettere sul lessico e sui limiti della soggettivazione giuridica.
14. Espressione usata in ambito giuridico per indicare un ente naturale (fiume, albero, corpo idrico) oggi trattato come oggetto di diritto, ma che si immagina possa divenire in futuro soggetto titolare di diritti. Richiama la traiettoria storica già avvenuta per categorie come i minori: da oggetti di tutela a soggetti di diritto. La formula mette in luce sia la difficoltà di “descrivere” l’ente, senza ridurlo, sia la tensione a predisporne un possibile riconoscimento giuridico e simbolico.
15. Concetto Māori che indica la responsabilità collettiva di custodia e cura intergenerazionale di entità naturali, fondato sul legame spirituale e genealogico con il territorio.
16. Giurista, docente di Diritto privato e dei beni comuni all’Università di Roma Tre. Corpi Idrici l’ha incontrata nel 2022 all’interno del progetto Fluviale presso la Fondazione Pistoletto (Biella), in un talk sul fiume come bene comune.

