NurTime: un cantiere di memoria e futuro

di Elisabetta Gola

NurTime is an artistic-archaeological project born in Sardinia to reconnect humans, nature, and memory through the reconstruction of a nuraghe—an ancient megalithic tower symbol of Sardinian identity. Conceived by Claudio and Simone Ollanu, the initiative promotes a participatory “cultural building site,” engaging local and international communities, artisans, architects, and scholars from multiple disciplines. It aims to rediscover ancient constructive knowledge while generating new forms of social and environmental sustainability. The process merges craftsmanship, collective intelligence, and digital innovation, including immersive technologies and digital twins, to make the experience globally accessible. NurTime embodies cultural resistance against depopulation and speculative development, transforming heritage into a driver of creativity and regeneration. The stones become vessels of collective memory, bridging past and future. Building a nuraghe today means reclaiming identity through action, imagination, and shared knowledge—a concrete dream rooted in Sardinia yet open to the world.

Tornare al passato più remoto per guardare avanti, per riconnettere esseri umani, animali e ambiente, per creare ponti tra radici, memoria e identità, per custodire il futuro. Un progetto nato in Sardegna cerca di scrivere una nuova narrazione in un territorio che sembra destinato allo spopolamento, al colonialismo energetico, al turismo predatorio e alle speculazioni immobiliari. Il progetto si chiama NurTime e nasce dall’idea e dalla passione di due fratelli (Claudio e Simone Ollanu) che dopo essere emigrati dal loro paese d’origine, Gergei, intrecciano le loro strade attorno all’idea che le pietre con cui 3000 anni fa furono costruiti oltre 8.000 nuraghi, possano essere veicolo per raccontare al mondo le origini di una popolazione la cui cultura e tradizione può realizzare una realtà di rigenerazione per le persone e per l’ambiente. Così prende vita una associazione culturale, Perdas Novas che si fa promotrice del progetto “Costruire per capire” (AA:VV: 2023). L’iniziativa viene subito concepita come un’azione collettiva: si cerca di coinvolgere la comunità locale e quella internazionale; vengono coinvolti artisti, artigiani, archeologi e architetti per realizzare un cantiere sperimentale archeologico per la costruzione ex-novo, ma con strumenti compatibili con l’epoca nuragica, di un Nuraghe trilobato, con la supervisione e il contributo di un comitato tecnico-scientifico costituito da persone esperte, studiosi e studiose, di diversi ambiti: dalla filosofia all’antropologia, dalla linguistica all’astrofisica, oltre naturalmente l’archeologia e l’architettura. L’obiettivo è ambizioso: “Un progetto, titanico, inclusivo, di tutti: della Sardegna, dell’Italia, del Mediterraneo, del mondo. Un sogno concreto, per volare in alto restando ben saldi alle proprie radici”, affermano i promotori con motivata convinzione. Al momento è stata costruita la parte apicale del nuraghe, in scala 1:1, una parte che non è possibile vedere in nessun sito nuragico, perché son tutte crollate e inoltre molte pietre son state riutilizzate in architetture successive. Nurtime è costruire per conoscere, innovando valori sociali ed economici attraverso la creatività e l’intelligenza collettiva. È dare voce a una storia che non è nostalgia, ma spinta verso l’avvenire. Un’ operazione che mira a fare emergere la conoscenza dei saperi espliciti ed impliciti in grado di tessere le fila per la costruzione di una “memoria” forte attorno all’unicità del patrimonio archeologico e culturale della Sardegna. Le pietre diventano scrigni di memoria geologica e culturale, testimonianze di una continuità profonda tra il passato e il presente (Magli, 2025). I nuraghi rappresentano la più alta espressione di questa relazione: architetture che sfidano il tempo e diventano motore per riabitare e reinterpretare il vivere nella terra sarda. Scegliere di costruire un nuraghe oggi significa riportare in vita un sapere costruttivo ancestrale: significa riscoprire il sapere empirico di popolazioni antiche, capire come si muovevano le pietre, quali equilibri architettonici garantivano stabilità. Questo processo è anche un’esperienza sensoriale unica: il suono della pietra che si incastra, il peso degli strumenti, il ritmo del lavoro collettivo. È in questo fare che si ricompone l’identità, perché abitare uno spazio è il primo passo per riconoscersi in esso. Mettere una pietra sopra l’altra è come scrivere un verso antico che torna a parlare: Nurtime è una forma di “indagine poetica” perché la storia non è solo un insieme di dati e misurazioni, ma anche un racconto da ascoltare. Ma è, soprattutto, un’operazione collettiva: le persone partecipano attivamente, apprendono le tecniche costruttive, raccontano la loro visione del passato e del futuro.

Un prezioso caso di “cantiere culturale partecipato”, perché non si costruiscono solo muri, ma relazioni, consapevolezze, nuovi orizzonti. In questo senso il progetto unisce saperi e persone attraverso la messa in atto di tecniche che stimolano conoscenze implicite, che recuperano conoscenze che rischiano di essere perdute e dimenticate, che richiamano linguaggi e azioni tese a creare un mondo sostenibile e interconnesso. Più di 8000 nuraghi, costruiti in un tempo relativamente breve, non possono infatti che essere espressione di una tipologia di società fondata sulla comunicazione e l’interconnessione. E il “nuovo” nuraghe è un simbolo di tutto questo e di un’organizzazione all’insegna della sostenibilità: attorno al progetto costruttivo si sta sviluppando infatti l’intero ecosistema necessario alla costruzione stessa: vegetazione, animali, strumenti, il rispetto dell’alternarsi delle stagioni, sono tutti elementi necessari perché il progetto rappresenti un cantiere archeo-sperimentale autentico, come previsto nella sua vocazione. Per rendere il progetto condiviso, al di là del territorio in cui viene portato avanti, gli strumenti digitali, come il metaverso e la realtà immersiva, saranno utilizzati per creare quella condivisione e inclusione che solo le nuove tecnologie riescono a realizzare, tecnologie viste come modi per amplificare la conoscenza e la tradizione (Bonomi e Masiero, 2014). I gemelli digitali e il metaverso permettono infatti di esplorare i nuraghi in modi impensabili: è possibile camminarci dentro prima ancora che sia costruito, studiarne ogni pietra, rendere accessibile l’esperienza a chi è lontano e riconnettere la Sardegna al Mediterraneo attraverso un modello pacifico e cooperativo (Tagliagambe, 2024). “I nuraghi ci parlano di durata, di resilienza, di una civiltà che costruiva per il futuro, non per il consumo immediato – sostiene Simone Ollanu. – Oggi siamo abituati a un tempo veloce, ma forse proprio per questo sentiamo il bisogno di riscoprire strutture che sfidano i millenni. Costruire un nuraghe oggi è un atto di resistenza culturale: significa ricordare che esistono valori che meritano di essere tramandati, che il nostro orizzonte deve andare oltre il presente”. NurTime rappresenta un’operazione artistico-archeologica che ha l’ambizione di diventare uno strumento di riscatto sociale, economico e umano: “La cultura non è un lusso – sostiene Claudio Ollanu – è un motore di sviluppo. Il nostro progetto può creare lavoro, attirare turismo di qualità, generare nuove competenze. Ma il riscatto non è solo economico, è anche identitario. Quando una comunità riscopre il valore delle proprie origini, acquista forza, visione, dignità. Questo è il vero cambiamento: tornare a essere protagonisti della propria storia!”. NurTime vuol essere perciò protagonista e simbolo nella attivazione di una nuova narrazione in cui attraverso il connubio tra arte costruttiva, nuove tecnologie, sensibilizzazione collettiva, si possa invertire la rotta di un destino e un futuro  che possono essere ancora riscritti.  

Bibliografia

A. Bonomi, R. Masiero, Dalla smart city alla smart land, Marsilio editore, Venezia 2014.
G. Magli, Il tempo dei ciclopi. Civiltà megalitiche del Mediterraneo, 2025, Mondadori, Milano 2025.
S. Tagliagambe, Il Mediterraneo dentro. La Sardegna tra memoria e avvenire, Mimesis, Sesto San Giovanni 2024.
S. Tagliagambe et al., Atti del Convegno Architetture di Pietra, Serri-Isili-Gergei, 10-12 novembre 2023, Carlo Delfino Editore, Sassari 2024.

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